Adam Scott e Britt Lower, i Mark e Helly di Scissione, Naomi Watts con Demi Moore accanto a Anna Wintour e a Andrew Bolton del Met, accanto a Chloe Malle, l’erede di ‘Queen Anna’ al timone di Vogue. I vip di Hollywood e della moda sono stati ridotti alle proporzioni di formiche nel giardino incantato di Thom Browne, una vera e propria sagra della primavera andata in scena ieri allo Shed di New York nell’ultimo episodio della New York Fashion Week.
Presidente del Council of Fashion Designers of America (e per inciso marito di Bolton del Met) Browne ha ricreato in proporzioni giganti nel centro culturale disegnato dallo studio di architettura Diller Scofidio and Renfro tra l’Hudson e la High Line lo spettacolo che ciclicamente ogni anno risveglia la natura all’inzio della primavera. L’ispirazione e’ il film di animazione Pixar del 1998 A Bug’s Life, distribuito in Italia con il titolo Megaminimondo: un mondo fantastico di donne-insetto, api, libellule, cavallette, formiche e naturalmente tante farfalle nelle loro varie incarnazioni, dal bozzolo alla crisalide al primo volo con le ali variopinte.
Gonne aderenti e corsetti sembrano riprodurre i movimenti degli invertebrati, abiti a palloncino prendono i colori delle coccinelle. Le modelle, issate e messe in difficolta su tacchi vertiginosi delle scarpe di vernice, gli occhi nascosti da lunghe frange, diventano creature di una fiaba surreale in cui neppure il classico ‘preppy’ di Browne sfugge alla metamorfosi.
La borsa iconica Hector, ispiratta al bassotto dello stilista, diventa un bruco verde, la pochette una cavalletta declinata in rosa, arancione, verde e giallo. E’ una lezione di entomologia applicata alla moda. Mesh, sete, tweed, oxford e plaid formano i corpi decorati dei coleotteri: oltre alla coccinella, il tonchio, il coleottero tanaceto e il coleottero golia. Bikini in intarsio e blocchi di colore anatomici formano le marcature irregolari della raganella in lamé argentato e della rana freccia velenosa in lana twill navy. La vedova nera emerge avvolta in duchesse di seta nera, moiré di seta e mohair, con il suo caratteristico segno rosso. Abiti gilet halter a due bottoni formano gli esoscheletri dei grilli, mentre una giacca biker in pelle oliata forma il corpo di una mosca in sartoria di seta.
Lo sportscoat del baco da seta in morbida lana alpaca bianca spazzolata e la gonna plissettata a strati creano un contrasto.
Gonne e bermuda, camicie, cravatte e giacche a quadri e righe, cifra della maison, vengono invasi da ricami di api, libellule, fiori e muschio, nello stesso immaginario ironico e teatrale con cui lo stilista aveva conquistato anche gli Us Open all’inizio di settembre, vestendo Naomi Osaka con un lungo cappotto bianco ricamato con racchette da tennis.
La sfilata di Browne ha messo il sigillo su una Fashion Week segnata anche dalle trasparenze e dalle proporzioni esasperate di Christian Siriano e dalle stampe colorate di Henry Zankov, nuovo direttore creativo incaricato di rilanciare Diane von Furstenberg, mentre Ralph Lauren, Tomy Hilfiger, Michael Kors e Calvin Klein (ora disegnato dall’italiano Tea Leoni) tengono saldamente le posizioni. Da segnalare una novità di questa edizione: la pelliccia animale è d’ora in poi vietata nelle collezioni inserite nel calendario ufficiale della New York Fashion Week.
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