
Il caldo estremo sperimentato dalla popolazione in ondate che stanno diventando sempre più frequenti in diverse Parti del mondo. Le bevande energetiche e i prodotti stimolanti, ormai, ultra diffusi soprattutto fra i giovani under35. Gli alti e bassi sull’orario e la durata del sonno legati al lavoro e ai frenetici tempi moderni, e persino il traffico e il rumore di treni e aerei. I nemici del cuore si nascondono anche nelle situazioni più insospettabili e nuove insidie si stanno facendo largo negli ultimi anni. A fare il punto sono stati i cardiologi della società scientifica American Heart Association che discuteranno gli studi più recenti nei prossimi giorni a Chicago dove sono in programma le Sessioni scientifiche 2026.
Cambiamento climatico e arresto cardiaco
In uno dei lavori sotto i riflettori (sarà presentato al Simposio di Scienze della rianimazione) si affronta il nodo dell’effetto climate change. Si tratta di una nuova ricerca preliminare indipendente che segnala come, con l’aumento delle temperature giornaliere sopra i 32 gradi negli Stati Uniti, sia aumentato anche il tasso di ricoveri per arresto cardiaco extraospedaliero (Ohca) nelle unità di Terapia intensiva. Nel dettaglio, rispetto ai giorni in cui le temperature si fermavano a 29 gradi (85 gradi Fahrenheit), i ricoveri per Ohca erano superiori del 45% quando la colonnina saliva sopra i 32 gradi avvicinandosi a 33 (91 Fahrenheit), e del 102% quando si superavano i 36 gradi (98 gradi Fahrenheit). Tuttavia, dicono gli autori, il caldo non sembra aver influenzato gli esiti complessivi dei ricoverati sotto ondate di calore rispetto ad altri periodi. Anche i decessi e la durata dell’ospedalizzazione sono rimasti pressoché invariati. “Gli effetti non si esauriscono con l’arrivo dell’ambulanza in ospedale. I risultati mostrano che il caldo è associato a un maggior numero di ricoveri per arresto cardiaco e a una maggiore necessità…
Fonte www.adnkronos.com 2026-11-03 05:38:56

