
30 settembre 2026 | 00.14
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“Noi siamo quelli che hanno portato Mattarella al Quirinale, loro – riferito ai Cinque Stelle – Salvini al Viminale”. Matteo Renzi, a Milano per presentare il suo ultimo libro, guarda però più al futuro che al passato: e così ai “gesti delle manette” in aula, alle questioni personali, preferisce mettere avanti la politica. Alla domanda, destinata a tornare centrale nel dibattito dentro il campo largo – siete disposti a sostenere Giuseppe Conte qualora vincesse le primarie? – il leader di Italia Viva risponde senza girarci troppo intorno: “Sì, se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi io faccio di tutto perché non le vinca quello che considero il più distante. Ma se le vince, governa lui. Punto”.
Le primarie come regola per il campo largo
Una posizione che segna le distanze politiche, ma al tempo stesso individua una possibile regola per costruire un’alleanza: contendersi la leadership attraverso le primarie e, una volta scelto il vincitore, riconoscerne la legittimazione. Le differenze, del resto, restano profonde e attraversano tanto la sinistra quanto la destra, soprattutto sul terreno della politica estera, che “un tempo univa il Paese” e oggi divide anche gli schieramenti al loro interno.
Sul conflitto in Ucraina, Renzi rivendica la necessità di mantenere il sostegno a Kiev: “Bene l’iniziativa politica, ma se noi domani mattina smettessimo di aiutare l’Ucraina militarmente ed economicamente non è che sarebbe finita la guerra, ma sarebbe finita l’Ucraina, e con lei l’Europa. E non lo possiamo accettare”.
La stoccata a Calenda
Il ragionamento si sposta, quindi, sulla necessità di tornare a fare politica, cercando sintesi invece di alimentare divisioni. Ed è qui che arriva la…
Fonte www.adnkronos.com 2026-09-29 22:14:01

