
Un valore che compare in fondo a un referto delle analisi delle urine può dire, con anni di anticipo, quali pazienti perderanno la funzione renale e finiranno in dialisi. È la proteinuria, la quantità di proteine disperse nelle urine, e sulla sua corretta lettura si gioca buona parte della prognosi di chi soffre di glomerulonefriti, un gruppo eterogeneo di malattie che danneggiano il filtro del rene e colpiscono spesso persone giovani. Il problema è che, nella pratica clinica quotidiana, si tratta di un valore misurato e interpretato in modo non uniforme. Per questo è stata presentata oggi a Milano, presso la Sala Stampa Nazionale, una consensus nazionale coordinata da Helaglobe, realtà specializzata in consulenza, ricerca e comunicazione scientifica, che ha riunito 43 esperti di diverse discipline, tra nefrologi, reumatologi ed economisti, coordinati da 9 rappresentanti firmatari del documento. Il risultato è un corpus di raccomandazioni condivise valide per tutte le forme di glomerulonefrite.
Criteri più rigidi per i nuovi trattamenti. Il lavoro nasce in un momento di forte innovazione terapeutica. «Sono anni importanti per il trattamento delle glomerulonefriti primitive e secondarie: abbiamo a disposizione strategie terapeutiche che cambiano la prognosi dei nostri pazienti – ha spiegato Gabriella Moroni, professore associato di Nefrologia della Humanitas University di Milano –. Ma per scegliere le cure giuste per il paziente giusto, è indispensabile avere chiaro il valore prognostico delle variabili cliniche». Da qui il messaggio al centro del documento: la proteinuria è un valore dinamico. «Non va valutata in una singola occasione, ma regolarmente, poiché sappiamo che è la variabile che meglio si associa all’andamento della malattia e che ci permette di stabilire più correttamente la prognosi del paziente».
Quando, allora, scatta l’allarme? “La presenza di proteinuria,…
Fonte www.adnkronos.com 2026-09-17 17:34:14

