
Più militari nelle città significa necessariamente più sicurezza? E, soprattutto, quale prezzo paga l’Esercito quando migliaia dei suoi uomini vengono impiegati stabilmente in compiti che normalmente appartengono alle forze di polizia? È attorno a queste due domande che Matteo Mazziotti di Celso costruisce la sua critica all’allargamento dell’operazione “Strade sicure”, proprio mentre il dossier torna al centro del confronto politico e delle tensioni nella maggioranza.
Scrivendo nella sua newsletter Politica Militare, Mazziotti di Celso sostiene che l’operazione, pur godendo di un elevato consenso nell’opinione pubblica, finisca per sottrarre uomini e tempo all’addestramento militare, incidendo sulla preparazione operativa e sulla professionalità del personale. La sua proposta è quella di mantenere il presidio del territorio, ma sostituendo progressivamente i soldati con personale delle forze dell’ordine.
Chi è Matteo Mazziotti di Celso
Il tema è anche al centro dell’attività accademica dell’autore. Mazziotti di Celso è research fellow al Dipartimento di Scienze politiche e internazionali dell’Università di Genova e insegna nel 2026-2027 “The evolution of contemporary warfare”. Prima della carriera accademica ha servito nell’Esercito italiano dal 2013 al 2021, arrivando al grado di capitano dell’Arma del Genio.
Nel 2026 Routledge ha pubblicato il suo volume Military Policing in Advanced Democracies: Italy in Comparative Perspective, dedicato proprio all’impiego delle Forze armate per compiti di sicurezza interna nelle democrazie avanzate. Lo studio, basato tra l’altro su oltre cinquanta interviste a militari, politici e funzionari di polizia, analizza il caso italiano da Vespri Siciliani a Strade sicure e lo confronta con altri Paesi europei.
Mazziotti di Celso aveva affrontato la questione anche in una puntata di
“State Sicuri”, il podcast…
Fonte www.adnkronos.com 2026-09-16 14:01:16

