La Corte di Assise di Appello di
Catanzaro, presieduta dal giudice Piero Santese, ha assolto “per
non aver commesso il fatto” Giuseppe Spagnolo dall’accusa di
omicidio in relazione alla scomparsa di Domenico Di Cicco,
avvenuta nel 2001. La sentenza riforma il verdetto emesso dal
Gup in primo grado, che aveva condannato Spagnolo a 30 anni di
reclusione.
I giudici hanno accolto le tesi presentate dagli avvocati
difensori Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito. I legali hanno
incentrato l’appello sulle contraddizioni e sull’inattendibilità
delle dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia
Nicola Acri e Ciro Nigro. La Procura Generale, rappresentata dal
magistrato Marisa Manzini, aveva invece chiesto la conferma
della pena inflitta in primo grado.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Di Cicco fu ucciso
in quanto sospettato di essere un confidente delle forze
dell’ordine. La vittima fu attirata a Cirò con il pretesto di
una compravendita di armi. Giunto sul lungomare di Torretta di
Crucoli, l’uomo fu consegnato a un gruppo di persone per poi
essere ucciso nelle campagne vicine al fiume Nicà. Per
l’omicidio Di Cicco, la magistratura ha già emesso due condanne:
nel novembre del 2025 è stato inflitto l’ergastolo a Giuseppe
Nicastri e Nicola Azzaro al termine del processo con rito
ordinario. Giuseppe Spagnolo resta recluso in carcere per
l’espiazione di una condanna definitiva a 20 anni di reclusione
derivante dal processo Stige.
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Fonte www.ansa.it 2026-10-06 12:07:56

