“L’Italia sta facendo molto bene negli ultimi anni. Il Pn-Car, il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza promosso dal ministero della Salute, ha permesso di uniformare gli interventi e di superare una forte frammentazione territoriale. Il Pn-Car definisce azioni comuni per tutta la nazione: linee guida per l’uso corretto degli antibiotici, campagne di formazione, promozione del lavaggio delle mani, vaccinazioni e controllo dell’utilizzo degli antibiotici anche in veterinaria e agricoltura. Molte azioni sono state messe in essere e nel tempo potremo valutarne i risultati epidemiologici”. Così Giulia Marchetti, professoressa di Malattie infettive all’università degli Studi di Milano, direttore della Clinica delle Malattie infettive dell’Asst Santi Paolo e Carlo, commenta i contenuti del paper ‘Advocating vaccines and vaccinations as an effective strategy in tackling antimicrobial resistance in Italy’, presentato al Congresso Icar-Italian Conference on Aids and Antiviral Research, a Catania.
“Se gli antibiotici vengono usati male, il rischio che i microbi diventino resistenti aumenta – spiega l’esperta – Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità ha introdotto da anni la classificazione AWaRe, che divide gli antibiotici in tre categorie: quelli raccomandati perché con minore potenziale di futura resistenza, quelli intermedi e quelli più preziosi, da utilizzare solo in contesti particolari. E’ una classificazione che deve essere sempre più diffusa e raccomandata. Il secondo grande pilastro è rappresentato dalle vaccinazioni”, tema portato anche al congresso Icar.
“Le vaccinazioni agiscono a monte, proteggono dalle infezioni: se sono protetta da una malattia batterica, non avrò bisogno di andare in ospedale e prendere antibiotici – chiarisce Marchetti – L’esempio riguarda polmoniti da pneumococco o meningiti da meningococco. Ma il ragionamento vale anche per i vaccini…
Fonte www.adnkronos.com 2026-05-22 17:02:04


