(di Patrizia Vacalebri)
Il marchio di abbigliamento Keeling
firma un guardaroba interamente eco-sostenibile, realizzato
pensando al risparmio di acqua e alla salvaguardia della salute
del mare, attraverso un sistema di tintura dei capi avanzato.
Nato nel 2020 a Firenze e inizialmente rivolto soprattutto al
mercato estero, Keeling (dal nome delle Isole Cocos Keeling,
situate al centro dell’Oceania), è un brand di casualwear, no
logo e non season, guidato dal fiorentino Andrea Galluzzo e
dallo svizzero Tommaso Conforti. Con due linee di abbigliamento
per uomo e per donna, dopo il debutto dell’ e-commerce, Keeling
apre il suo primo negozio in Italia, scegliendo Napoli.
“Credo sia scontato – precisa Galluzzo – ribadire che abbiamo
scelto di aprire il primo negozio italiano a Napoli per via del
fatto che è una città sul mare. E’ affine a noi che siamo nati
come marchio di abbigliamento sportivo adatto all’estate alla
vita di chi ama il mare”. Keeling, che fa capo alla Hercules
Holding attraverso Sealand International, fondata nel 2018 negli
Emirati Arabi con l’obiettivo di sviluppare investimenti per
aziende cinesi che vogliono espandersi in Medio Oriente, ha
concentrato a Campi Bisenzio (Firenze), nella società Florens
srl della famiglia Galluzzo, il design e lo sviluppo del
marchio, ma anche la distribuzione e la logistica per l’Europa.
Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, “il settore
tessile – sostiene Galluzzo – continua a essere uno dei
protagonisti dell’emergenza ambientale. La moda consuma risorse
naturali a livelli insostenibili: si stima che per produrre una
sola maglietta di cotone servano 2.700 litri di acqua dolce,
l’equivalente di quanto una persona dovrebbe bere in due anni e
mezzo. La tintura dei tessuti rappresenta uno dei nodi
ambientali più critici. È responsabile di circa il 20%
dell’inquinamento globale dell’acqua potabile, a causa degli
enormi volumi di acqua e sostanze chimiche necessari nei
processi di tintura e finitura. A questo si aggiunge un’altra
minaccia, le microplastiche. Ogni anno, i lavaggi dei capi
sintetici rilasciano nell’oceano mezzo milione di tonnellate di
microfibre, che si depositano sui fondali e rientrano nella
catena alimentare. Un singolo carico di bucato in poliestere può
liberare 700.000 microfibre, molte delle quali vengono
rilasciate nei primi lavaggi, proprio quelli più frequenti
nell’industria della fast fashion. In questo scenario, la
proposta di Keeling assume un valore ancor più significativo. Il
marchio ha sviluppato un processo di tintura avanzato che
riduce fino al 93% il consumo di acqua e oltre l’80% il
fabbisogno energetico, eliminando completamente il sale, uno dei
principali responsabili della salinità tossica delle acque
reflue”.
“Ma abbiamo fatto una scelta radicale – incalza Galluzzo –
anche sul fronte dei materiali. Keeling lotta contro le
microplastiche con materiali scelti per proteggere l’acqua.
Mentre gran parte dell’inquinamento da microplastiche deriva
dall’uso massiccio di fibre sintetiche economiche, Keeling ha
scelto di operare in controtendenza, adottando una strategia
chiara, utilizzando prevalentemente fibre naturali, come cotone
e lino, che non rilasciano microplastiche durante il lavaggi.
Impieghiamo inoltre nylon tecnico selezionato, ma sempre con
alte percentuali di filo riciclato, riducendo l’immissione di
nuova plastica nel ciclo produttivo e contribuendo a un minor
impatto sull’ecosistema marino”.
“Infine – conclude Galluzzo – la tintura applicabile sia al
tessuto che al capo finito. La tecnologia brevettata Keeling può
essere applicata sia al tessuto in pezza, sia al capo finito
(garment dyed). In entrambi i casi, il processo garantisce una
resa colore profonda, una finitura unica e un impatto ambientale
drasticamente ridotto. Keeling dimostra che la moda può essere
parte della soluzione: materiali naturali, nylon riciclato,
tintura pulita, minore consumo di risorse e un impegno concreto
contro la diffusione di microplastiche. Un nuovo modo di
produrre, che mette al centro l’acqua, la risorsa più preziosa
che abbiamo e il futuro dei nostri mari”.
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