“Perché quando siamo entrati nelle
acque italiane nessuno è venuto a soccorrerci? I soccorsi sono
arrivati dopo 3-4 ore”. A dirlo è stata Mamozai Nigeena, 26enne
afgana sopravvissuta al naufragio di Cutro, deponendo al
processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer love il cui
naufragio, il 26 febbraio 2023, è costato al vita a 94 persone.
“Ero a bordo con mio marito. C’erano più di 180 persone. I
trafficanti prima di partire ci avevano detto che eravamo pochi,
invece eravamo tantissimi”, ha detto.
“Hanno costretto a buttare le valigie – ha spiegato – il
mare non era calmo come quando eravamo partiti. C’erano donne e
bambini che gridavano. Una situazione brutta”. Ricordando i
momenti concitati, ha descritto la spietatezza del
trasferimento: “Nessuno tra i passeggeri era dotato di
salvagente; gli unici dispositivi di sicurezza erano a
disposizione esclusiva dei trafficanti”.
Rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile Enrico
Calabrese, la ragazza ha riferito di aver udito il rumore di un
elicottero e visto qualcuno scattare delle foto dall’oblò della
nave. Su questo dettaglio l’avvocato Francesco Vetere, difensore
del tenente colonnello Alberto Lippolis, ha chiesto se potesse
trattarsi di un aereo. “Sono vissuta in Afghanistan – la
risposta – e posso capire la differenza tra un elicottero e un
aereo. Non sono solo le mie parole, ma di tanti altri che hanno
dichiarato la stessa cosa”.
“Alla vista di alcune luci che si avvicinavano – ha detto la
teste ripercorso l’avvicinamento alla costa – i trafficanti si
sono spaventati pensando che fosse la polizia e hanno virato
bruscamente. È in quel momento che l’imbarcazione si è infranta.
Si sono rotti finestrini, legni, la barca. I bambini urlavano.
Mio marito ha telefonato al numero di emergenza. Ma solo dopo
diverse ore sono arrivati i soccorsi, circa 3 o 4 ore dopo. Non
so per quale motivo non sono venuti a soccorrerci. Se la barca
era entrata in acque italiane, perché non sono venuti a
salvarci?”.
Oggi Mamozai Nigeena vive ad Amburgo. Ha raccontato di essere
seguita da una psicologa per i pesanti traumi subiti. Il giudice
Scibona, permettendole di parlare liberamente, ha raccolto il
suo sfogo: “Noi siamo rimasti vivi, ma ci hanno fatto tante
promesse che non sono state mai attuate. Sono rimasta sola in un
campo rifugiati in Germania, non abbiamo visto nulla
dall’Italia”.
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Fonte www.ansa.it 2026-06-05 17:11:44

