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Calabria, la svolta sui precari resta a metà

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Contratti trasformati da tempo determinato a indeterminato per 70 lavoratori appartenenti al bacino della legge regionale 15/2008 e da tempo alle dipendenze di Azienda Calabria Lavoro. Sono le prime conseguenze dalla norma recentemente approvata in Consiglio regionale, su proposta del centrodestra, e mirata a dare qualche riposta ai tanti precari lasciati nel limbo dalle varie maggioranze alternatisi alla guida della Regione. La “sorpresa” per i protagonisti di questa storia – si tratta di personale gravitante per conto di Calabria Lavoro in uffici pubblici della provincia di Vibo Valentia – è che le ore di lavoro scenderanno da 18 a 14 ore a settimana. Il contributo previsto dalla Regione per ogni unità lavorativa assunta a tempo indeterminato ammonta a 13.138 euro annui, una somma non sufficiente a garantire contratti a 18 ore. In quadro simile, i vertici di Calabria Lavoro sono stati quasi obbligati ad agire di conseguenza. Nel decreto che dà il via libera alle stabilizzazioni, si precisa comunque di «subordinare l’esecutività» del provvedimento all’approvazione finale della Giunta. Ed è proprio sull’esecutivo guidato da Roberto Occhiuto che le organizzazioni sindacali proveranno a fare pressione per strappare condizioni più favorevoli per i lavoratori. Se le cose non dovessero mutare, a ognuno dei 70 dipendenti coinvolti nell’operazione, dovrebbe toccare – sono i calcoli ipotizzati dal management di Calabria Lavoro – uno stipendio mensile lordo di 1.010 euro. In totale, sono 482 i lavoratori rientranti sotto l’orbita di Acl: 363 a tempo indeterminato e 120 con contratti a scadenza.

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Fonte calabria.gazzettadelsud.it 2022-02-05 02:30:30

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