
Per i ragazzi di 14 o 16 anni “l’opinione si forma sui social, non si forma guardando la televisione e non si forma certo leggendo i giornali”: è dunque “fondamentale” capire quali algoritmi fanno diventare virale una notizia e non un’altra. Lo dichiara Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Partito democratico (S&D) ed ex assessore del Comune di Milano, parlando a “Voci dal Parlamento” dell’Adnkronos a margine dei lavori della plenaria dell’Eurocamera, dopo essere intervenuto in Aula sul ruolo degli algoritmi nei disordini di Milano e nelle altre città europee.
L’Ue, ricorda l’eurodeputato, sta provando a occuparsi del rapporto tra giovanissimi e social anche con i limiti di età delineati nel progetto dell’Eu Kids Act. Il Parlamento ha indicato alla Commissione di prevedere un accesso graduale nel corso degli anni, con divieto fino a una certa età (14 o 15 anni a seconda delle opzioni) e una fase intermedia prima della piena libertà ai 18 anni. Resta però l’altra grande questione, la necessità di osservare il funzionamento interno degli algoritmi alla base delle piattaforme: “Sono progettati per degli obiettivi o è tutto casuale? Forse gli obiettivi ci sono, forse alcune cose vengono fatte crescere perché ci sono dei ragionamenti dietro?”.
Sarebbe dunque opportuno che il sistema pubblico “ne avesse cognizione e potesse anche intervenire laddove questo porta a elementi devianti”, prosegue Maran. “Qualcuno le chiama minacce ibride. Non sappiamo se ci sono o meno, perché non abbiamo accesso al modo con cui si crea quell’informazione. Però gli effetti si vedono, e anche le conseguenze”, osserva: sia per le città e per chi subisce violenza, sia per chi la genera. “Perché un ragazzo di 12 o 14 anni che viene portato una notte in questura e che viene denunciato, sarà giusto e sarà necessario perché ha fatto un’azione che va sanzionata, ma ti segna per la vita. E forse non si…
Fonte www.adnkronos.com 2026-10-21 17:27:17

