
16 settembre 2026 | 00.02
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Ottenuto l’ok (scontato) al Senato con 113 sì, 71 no e 2 astenuti, la legge elettorale voluta del centrodestra ora è attesa alla Camera, in terza lettura. Un passaggio insidioso. Che potrebbe trasformarsi nelle forche caudine della maggioranza. Ed è proprio questo ultimo giro di boa ad agitare i sonni di Giorgia Meloni: complice lo scrutinio segreto, i franchi tiratori sono sempre in agguato. Da qui i dubbi del governo sulla opportunità politica o meno di porre la questione di fiducia.
Il governo valuta se porre la fiducia alla Camera
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, confida nella lealtà degli alleati, Fi, Lega e Noi moderati. ”Sono ottimista”, taglia corto, raggiunto dai cronisti al ristorante di palazzo Madama per poi aggiungere: ”Perché bisognerebbe votare contro questa legge? Oggi al Senato abbiamo compiuto un grande passo in avanti”. Allo stato, l’esecutivo non ha ancora deciso cosa fare. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, conferma che a Palazzo Chigi si sta riflettendo sulla strategia da adottare, perché il momento è cruciale. ”Per quanto riguarda la fiducia alla Camera – dice Ciriani, uno dei fedelissimi della premier – il governo deciderà a tempo debito se è opportuno porla o meno…”.
Mentre il governo riflette, La Russa esprime tutta la sua soddisfazione per il via libera della Camera alta e si chiede: ”Perché una parte dice che questa legge non va bene?”. Prende spunto dal premio di maggioranza introdotto dalla riforma elettorale, pronto a scattare a favore della coalizione che supererà il 42% , per assicurare: ”Questa legge, alla fine, dà la possibilità a tutti di competere. Nessuno è favorito. Fa vincere chi ha un voto in più. C’è la certezza…
Fonte www.adnkronos.com 2026-09-15 22:02:43

