
Dopo mesi di sostanziale silenzio, il Covid sta tornando a far parlare di sé. L’alert è partito dalla Francia, dove si è registrato un deciso aumento dei casi. Ma cosa sta succedendo davvero Oltralpe? E cosa dobbiamo aspettarci in Italia e nel resto d’Europa? Prova a tracciare un quadro all’Adnkronos Salute Federico Gueli, il ‘cacciatore’ italiano di varianti che, dopo l’esperienza accumulata ai tempi della pandemia, ormai da anni continua a seguire l’evolversi del virus Sars-CoV-2, provando a prevederne le traiettorie anche oggi che tamponi, campionamenti e sequenziamenti sono crollati un po’ ovunque. Guardando prima di tutto i dati delle due reti di sorveglianza francesi, l’esperto precisa: “Entrambi i report evidenziano un incremento di casi a fine settembre, rispetto alla settimana precedente, però bisogna essere molto chiari: si parte da una situazione di bassissima circolazione. Va tenuto presente che i livelli di adesso non sono superiori a quelli dell’anno scorso nello stesso periodo. E in generale”, vale anche per l’Italia, “non c’è a oggi un allarme. Siamo davanti a una situazione abbastanza normale, anche legata alla stagione e all’effetto della riapertura delle scuole”.
Super diffusione e contagiosità, cosa è cambiato rispetto al passato
Perché lo scenario è, come spiega Gueli, diverso da quello che si osservava prima del 2024? “Per capirlo dobbiamo partire dalle varianti Covid che attualmente vengono considerate ‘sotto monitoraggio’ (Vum) dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’Oms ne vede 4: il ricombinante XFG; il ricombinante NB.1.8.1; poi BA.3.2 (variante ‘saltation’- emersa cioè all’improvviso con un alto numero di mutazioni – che ha circolato in Europa fino a prima dell’estate); e l’ultima aggiunta, a cui in Italia è stato dato poco rilievo, che è PQ.16.1.1, una variante nata in Cina, evoluzione di NB.1.8.1, che ha dato vita a diverse ondate epidemiche abbastanza…
Fonte www.adnkronos.com 2026-10-03 04:48:00

