
“Oggi, il 70% dei tumori della mammella che vengono diagnosticati sono in stadi molto precoci, primi o secondi. E questo fa sì che il rischio di recidiva di malattia sia decisamente basso e le probabilità di guarigione elevatissimo. Purtroppo però, il rischio di recidiva rimane, seppur molto piccolo”. Lo ha detto Angela Toss, professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e oncologa medica presso l’Aou di Modena, in occasione della presentazione dei risultati della ricerca Iqvia sul tumore al seno He+/Her2− in fase iniziale, promossa da Novartis Italia in occasione del Breast Cancer Awareness Month, il mese di ottobre dedicato alla consapevolezza sul tumore al seno.
Quando c’è una recidiva, “significa che queste malattie si possono ripresentare a distanza di tempo, a volte di mesi, a volte di anni dalla diagnosi, a livello della mammella, oppure nei linfonodi limitrofi oppure anche a distanza in altri organi – chiarisce Toss – Per fortuna nel corso degli ultimi anni sono state sviluppate e portate a termine molte ricerche che hanno consentito di trovare delle strategie per ridurre in maniera efficace questo rischio di recidiva. La prima riguarda il ricorso ai test genomici che oggi ci consentono di risparmiare la chemioterapia a un gran numero di donne che non hanno bisogno di fare la chemioterapia dopo l’intervento chirurgico e che, pertanto, oggi possono evitare un trattamento così tossico. Abbiamo inoltre imparato a gestire la durata dei trattamenti endocrini: per esempio, li portiamo anche nelle pazienti che lo tollerano bene, anche oltre i 5 anni canonici – continua l’oncologa – E poi c’è anche l’arrivo di nuovi farmaci biologici a target molecolare, come gli inibitori delle chinasi ciclino-dipendenti 4/6, per esempio, o i Parp-inibitori”.
Alcune sfide però “rimangono aperte e riguardano soprattutto la personalizzazione dei trattamenti che abbiamo a…
Fonte www.adnkronos.com 2026-10-02 13:16:00

