“Non mettiamo in discussione
la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli
accertamenti. Ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che
Uama e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi
sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di
verificare”. E’ quanto sostengono in una nota i sindacati Orsa
Mari e Porti e Usb Calabria in merito ai container arrivati al
porto di Gioia Tauro sottoposti ad ispezione da Guardia di
finanza e Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero
materiale bellico destinato ad Israele.
“Secondo le agenzie di stampa – prosegue la nota – il carico
di acciaio sarebbe già ripartito da Gioia Tauro verso Israele.
Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano
ancora fermi nell’area portuale. Che la partenza fosse imminente
lo indicavano da giorni i siti di tracciamento, molto più
attendibili delle rassicurazioni fornite in Parlamento il 1°
luglio, quando fu detto che i casi segnalati non erano andati
avanti e che le merci tornavano da dove erano arrivate.
Apprendiamo da notizie di stampa che una perizia tecnica non
avrebbe rilevato alcun contenuto di rilievo penale senza che sia
stata data risposta alle interrogazioni parlamentari e alle
richieste di accesso agli atti depositate in questi mesi. Stando
a questa notizia inoltre la perizia riguarderebbe otto
container. Ma i container fermati sono sedici. Sono stati
svincolati tutti e sedici?”.
“Chiediamo – sostengono Orsa e Usb – che venga spiegato su
quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale
criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri. Va
poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare
semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle
nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia
di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso,
se l’Uama abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro,
se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia
l’utilizzatore finale in Israele”.
“Viene presentato come elemento a discarico – conclude la
nota – il fatto che le barre non fossero dirette a una fabbrica
di armi ma a una società di intermediazione tra India e Israele.
Ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo
già a marzo”.
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Fonte www.ansa.it 2026-09-07 18:00:19

