
A voler guardare le cose da lontano, senza troppa passione, e con pochissime certezze a disposizione, arrivati quasi a ridosso delle elezioni, se ne ricavano alcune strane sensazioni. E cioè che al punto in cui siamo la destra quasi non “possa” vincere e la sinistra quasi non “voglia” vincere. Sensazioni, appunto. Che gli elettori in un modo o nell’altro finiranno magari per smentire. Ma che nel frattempo ci raccontano le due grandi impasse in cui si trovano i due principali schieramenti che si fronteggiano in vista dello showdown di fine legislatura. La difficoltà della destra sta nel suo logoramento. Al festeggiamento in cantiere per l’ormai prossimo record di longevità fa da contrappunto infatti il deterioramento del rapporto tra alleati, mai così diffidenti l’uno dell’altro e mai solcati al proprio stesso interno da crepe tanto profonde. Così, la sconfitta al referendum sulla giustizia si è trasformata cammin facendo in una crisi di fiducia in se stessi. E la sfida di Vannacci dall’estrema destra ha finito per aggiungere un carico piuttosto oneroso alla situazione dell’esercito governativo. La difficoltà della sinistra sta invece nella sua improvvisazione, nello sperimentalismo delle sue formule, nell’incognita della sua leadership. E forse ancor più nel non avere nessuna idea (o forse invece troppe idee in contrasto
tra loro) su come questo grosso nodo possa essere sciolto senza far troppi danni. Laddove convocare le primarie significa aprire un conflitto tra i leader. E non convocarle significa trovarsi in conflitto con se stessi e con uno dei propri miti fondativi. Cosicché si produce un corto circuito, anzi due. Da un lato infatti la maggioranza meloniana vede offuscarsi la retorica un po’ baldanzosa che ne aveva accompagnato i primi mesi. E dall’altro il campo largo vede complicarsi quel percorso in discesa che aveva immaginato all’indomani dell’esito del…
Fonte www.adnkronos.com 2026-08-30 19:45:49

