
Dagli Usa al Giappone, tornare dalle vacanza con un volo intercontinentale di decine di ore può far scattare il jet lag: uno tra i disagi più comuni di chi viaggia in aereo attraversando più fusi orari. Può causare “disorientamento, stanchezza, difficoltà a dormire e scarsa concentrazione spesso accompagnano i primi giorni di vacanza una volta arrivati a destinazione. Non si tratta di una malattia, ma di un temporaneo scompenso dell’orologio biologico interno, sincronizzato con il fuso orario di partenza, che fatica ad adattarsi al nuovo ciclo di ore di luce e buio. Vale quindi la pena chiedersi se esistano strategie realmente efficaci per limitarne gli effetti, oppure se si tratti soltanto di consigli senza basi solide”. A fare luce del jet lag sono i medici della piattaforma anti-bufale ‘Dottore ma è vero che…?’ curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri).
Cos’è il jet lag, i sintomi del disturbo
Il jet lag nasce da un disallineamento tra il nostro ritmo circadiano, cioè l’orologio biologico interno che regola sonno, temperatura corporea e altre funzioni nell’arco delle 24 ore e l’orario del luogo in cui siamo arrivati.
“Il fenomeno compare tipicamente quando si attraversano più di tre fusi orari. Più fusi orari si attraversano, più probabile è che il disturbo si manifesti, e in genere i voli verso est risultano più impegnativi di quelli verso ovest. I sintomi più comuni – precisano- sono: difficoltà ad addormentarsi o risveglio precoce; sonnolenza durante il giorno; difficoltà di concentrazione; disturbi digestivi, come mal di stomaco o stitichezza; malessere generale e cambiamenti dell’umore. Il recupero richiede in media circa un giorno per ogni fuso orario attraversato, anche se il tempo necessario varia da persona a persona”.
Le strategie, i consigli
Ci sono davvero delle strategie che funzionano…
Fonte www.adnkronos.com 2026-08-17 22:15:45

