
Al ‘Centro di riferimento per la diagnosi e la cura dell’orbitopatia basedowiana’ dell’Endocrinologia diretta da Giovanna Mantovani del Policlinico di Milano è stato trattato il primo paziente con una nuova terapia per la malattia oculare tiroidea in rapida progressione. Un approccio che – informa una nota – “punta ad agire non solo sull’infiammazione, ma anche sulle manifestazioni più invalidanti della patologia”, come la sporgenza anomala di uno o di entrambi i bulbi oculari verso l’esterno dell’orbita e visione doppia, “che nei casi più gravi possono compromettere la vista e richiedere un intervento chirurgico”. La malattia oculare tiroidea – si legge – è una patologia autoimmune cui il sistema immunitario attacca i muscoli oculari e il grasso intorno agli occhi, causando infiammazione, sporgenza oculare o esoftalmo, visione doppia (diplopia) e, nei casi più gravi, danni permanenti alla vista. Nella maggior parte dei casi è associata alla malattia di Basedow, una patologia autoimmune che interessa la tiroide provocando ipertiroidismo.
“Fino a oggi il trattamento si è basato prevalentemente sui corticosteroidi, efficaci soprattutto nel controllo dell’infiammazione ma meno sulle manifestazioni più invalidanti della malattia, come l’esoftalmo e la diplopia, che nei casi più gravi richiedono il ricorso alla chirurgia orbitaria”. Il Policlinico di Milano – dettaglia la nota – ha partecipato a numerose sperimentazioni e offerto ai pazienti negli anni diverse terapie con anticorpi monoclonali, tra cui questo nuovo farmaco: “Un anticorpo monoclonale di ultima generazione, chiamato teprotumumab, che agisce direttamente sui meccanismi della malattia, riducendo, oltre che l’infiammazione, anche la sporgenza degli occhi e la visione doppia”.
“Per la prima volta disponiamo di un trattamento sviluppato specificamente per questa patologia, capace di intervenire non solo sull’infiammazione, ma anche…
Fonte www.adnkronos.com 2026-08-11 13:49:15

