
Minori e social network, l’Ue scende in campo. Alla Commissione europea è stato presentato un rapporto sulla sicurezza online di bambini e adolescenti, che sarà valutato per formulare una proposta. “Il documento propone un accesso progressivo alle tecnologie digitali”, analizza lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.): “Nessun utilizzo nei primissimi anni di vita; uso strettamente controllato dai 3 ai 5 anni; social media e videogiochi soltanto con il consenso e la supervisione degli adulti dai 6 ai 12 anni; autonomia crescente dai 13 ai 15 e relativamente autonoma tra i 16 e i 18 anni. Il report suggerisce inoltre una limitazione comune europea sotto i 13 anni, lasciando però aperta la possibilità di accesso con il consenso dei genitori o per finalità educative. I singoli Stati potrebbero adottare soglie più restrittive”. L’esperto non nasconde le sue perplessità: “L’Europa ha finalmente riconosciuto che i social non sono giocattoli – afferma Lavenia – ma rischia di fermarsi a metà strada”.
“Un genitore seduto accanto a un bambino di 8 anni non modifica l’algoritmo, non impedisce la raccolta dei dati e non neutralizza meccanismi progettati per trattenere l’attenzione. La supervisione può ridurre alcuni rischi, ma non rende TikTok o Instagram adatti all’infanzia”, avverte lo psicologo. “Dire che un bambino può utilizzare i social purché sia presente un adulto – spiega – significa legittimare un accesso troppo precoce. Un genitore può vedere ciò che appare sullo schermo, ma non sempre può comprendere ciò che quello schermo sta producendo nella mente del figlio”. Secondo il presidente Di.Te., il rapporto all’esame dell’Ue “commette anche l’errore di accostare esperienze digitali profondamente diverse. Una videochiamata con i nonni, un contenuto scolastico, un videogioco e un social non sono la…
Fonte www.adnkronos.com 2026-07-30 11:10:00

