“Le indagini hanno
confermato, l’esistenza di una confederazione tra le cosche che
operano nei vari quartieri della città di Reggio Calabria, in
particolare per quanto riguarda il controllo delle estorsioni”.
Così il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli nel
corso della conferenza stampa organizzata per illustrare i
dettagli dell’operazione “Epicentro 2” che ha portato
all’arresto di 79 persone per reati di mafia tra cui numerose
estorsioni.
La Dda è riuscita a registrare, “nel corso delle
investigazioni – aggiunge – delle riunioni di ‘ndrangheta in
cui sono stati ridefiniti gli equilibri tra le famiglie che
controllano il centro cittadino, siano state ridefinite o
ristabilite posizioni di comando e di responsabilità, spartiti i
proventi delle attività illecite, gestiti rapporti con altre
consorterie criminali, pianificati riti di affiliazione e
conferimento di doti e cariche di ‘ndrangheta”.
Per il procuratore aggiunto Walter Ignazitto, la Dda si muove
“lungo un percorso già cristallizzato con sentenze passate in
giudicato che hanno definito questa confederazione di ‘ndrine,
tutte comunque legate ad un’impostazione ‘archi-centrica’, per
cui anche le articolazioni periferiche, secondo questa
ricostruzione, rispondono poi alle indicazioni delle famiglie di
Archi. Ma ci sono però delle novità”. In sostanza, “c’è un
ritorno ai rituali di affiliazione, ai conferimenti di doti. È
emersa la volontà di uno dei soggetti attenzionati che si è
rivolto ad un esponente di vertice per chiedere come regalo di
laurea per il figlio una dote di ‘ndrangheta”.
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Fonte www.ansa.it 2026-07-14 12:31:51

