
Donald Trump parla continuamente, spesso a sproposito. Con i post su Truth, con le dichiarazioni estemporanee, durante gli ‘agguati’ riservati ai suoi ospiti alla Casa Bianca. Dice quello che gli passa per la testa senza filtri, come spesso fanno i bambini, che non conoscono ancora i freni inibitori. Il presidente degli Stati Uniti attacca, offende, esagera, deborda, per poi ridimensionare e minimizzare, almeno quando si rende conto dei danni fatti.
Non è una novità. E’ successo con il Papa, Leone XIV, è successo con Volodymyr Zelensky in uno degli spettacoli più bassi che siano mai andati in scena nello Studio Ovale, è successo ogni volta che i suoi presunti interessi, o anche solo il delirio di onnipotenza, hanno messo nel mirino un avversario da ridicolizzare. Non a caso, anche la stampa americana ha usato ripetutamente il riferimento al bullismo per provare a circoscrivere in una categoria i suoi comportamemti.
Le parole di oggi contro la premier Giorgia Meloni sono però qualcosa di diverso: sono un caso di maleducazione istituzionale che è andato oltre qualsiasi limite. Nessuno, neanche il più convinto detrattore di Trump, poteva aspettarsi che il Presidente degli Stati Uniti potesse ricorrere pubblicamente a un pettegolezzo, peraltro con ogni probabilità inventato, per ostentare la supremazia su un alleato o per evidenziarne una presunta sudditanza al suo potere.
Nella sua ricostruzione, “la richiesta insistente” di una foto da parte di Meloni e la sua scelta di accontentarla “per pena”, e nel retroscena regalato alla stampa italiana (nello specifico, la trasmissione de La7 ‘L’Aria che tira’), ci sono tutti gli elementi di una concezione del potere e dei rapporti che non può essere concessa a qualsiasi figura con una responsabilità istituzionale e, a maggior ragione, al Presidente degli Stati Uniti.
Si poteva incassare e fare finta di niente? La…
Fonte www.adnkronos.com 2026-06-19 15:13:05

