Dieci ricette della tradizione italiana preparate in casa con i rispettivi equivalenti industriali disponibili nella Gdo. A metterli a confronto è una nuova ricerca dell’Università degli studi di Milano che svela alcuni falsi miti sui cibi ultra processati. Lo studio dal titolo ‘La complessità delle etichette alimentari: confronto tra preparazioni domestiche e prodotti industriali’, realizzato da Daniela Martini e Alessandra Marti, docenti del dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell’Ateneo milanese, emerge come “la lunghezza dell’etichetta alimentare, il numero degli ingredienti non sono, da soli, indicatori sufficienti per stabilire la qualità nutrizionale di un alimento”. Insomma, spiegano i ricercatori “serve ripensare l’idea che le preparazioni industriali siano, per definizione, qualitativamente inferiori alle equivalenti casalinghe. Anche gli ingredienti tecnologici usati nelle preparazioni industriali, spesso finiti sotto accusa, rispondono a esigenze di stabilità e sicurezza, nel rispetto delle normative vigenti. La nuova ricerca che presentiamo oggi certifica, ancora una volta, quanto la qualità di un alimento dipenda dalla formulazione complessiva e non dal processo produttivo o dal numero di ingredienti usati”.
La ricerca, realizzata con il finanziamento non condizionato di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria, e presentata oggi a Milano alla presenza, tra gli altri, delle autrici e della nutrizionista e divulgatrice scientifica Elisabetta Bernardi, ha messo a confronto lasagne al ragù, gnocchi alla sorrentina, pollo alla diavola, ciambotta, biscotti frollini con gocce di cioccolato, tiramisù, ciambella allo yogurt, crostata con confettura di albicocche, vitello tonnato e parmigiana di melanzane. Per ciascuna preparazione sono state analizzate le liste ingredienti, compresi additivi e relative funzioni…
Fonte www.adnkronos.com 2026-06-10 10:06:46


