Un studio multicentrico internazionale, pubblicato sulla rivista ‘Plastic and Reconstructive Surgery’, fornisce nuove importanti evidenze scientifiche sulle caratteristiche delle protesi mammarie associate al Linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi mammaria (Bia-Alcl), il raro linfoma associato agli impianti mammari. La ricerca, coordinata da Fabio Santanelli di Pompeo, professore dell’Università Sapienza di Roma e primario di Chirurgia plastica all’Aou Sant’Andrea di Roma, in collaborazione con i professori Mark W. Clemens del MD Anderson Cancer Center di Houston, Demosthenes Panagiotakos dell’Università Harokopio di Atene, e con Jerzy Kolasiński e un team internazionale di ricercatori, rappresenta il più ampio studio caso-controllo multicentrico finora realizzato sul tema, con oltre 400 pazienti analizzate da tre diverse nazioni. Lo studio ha confrontato 94 pazienti affette da Bia-Alcl con 327 donne portatrici di impianti mammari senza malattia, provenienti da centri di riferimento negli Stati Uniti, in Italia e in Polonia. L’obiettivo era comprendere quali caratteristiche degli impianti e quali strategie di sostituzione potessero influenzare il rischio di sviluppare la patologia.
Non uno specifico produttore. Uno dei risultati più rilevanti dello studio “è l’assenza di una correlazione tra Bia-alcl ed uno specifico produttore di impianti mammari. L’analisi di pazienti esposti ad un solo impianto nella vita, ha evidenziato che i casi di Bia-Alcl sono riconducibili ad impianti testurizzati di diversi produttori, a sostegno della conclusione che la malattia debba essere interpretata principalmente in relazione alle caratteristiche della superficie dell’impianto piuttosto che attribuita a una singola azienda”. “La responsabilità principalmente attribuita ad uno specifico produttore non mi ha mai convinto – spiega Santanelli di Pompeo – avrebbe dovuto esserci un…
Fonte www.adnkronos.com 2026-06-06 15:11:08


