Da quando fu ritrovato nel settembre del 1991 fra i ghiacci della Val Senales, in Alto Adige, a 3.210 metri di altitudine, Oetzi, la celebre ‘mummia del Similaun’, non ha mai smesso di svelare i suoi segreti e la sua storia, ricostruita attraverso gli studi di scienziati di tutto il mondo. L’ultimo lavoro si concentra sugli ospiti invisibili che lo hanno accompagnato quando era in vita – il microbioma di ‘Iceman’ – e anche dopo la sua morte, con una scoperta che sorprendentemente potrebbe avere dei risvolti interessanti anche per i tempi moderni. Ad aprire una finestra sulla flora batterica che abitava nei meandri dell’intestino dell’uomo venuto dal ghiaccio è uno studio pubblicato sulla rivista ‘Microbiome’, frutto di un’indagine approfondita condotta da ricercatori di Eurac Research, che ha previsto l’analisi sia del ghiaccio presente sulla superficie sia dell’acqua di fusione all’interno della mummia, e la raccolta di numerosi campioni prelevati con tamponi. Il risultato è una mappa dettagliata del microbioma di Ötzi – ottenuta grazie al materiale genetico (ricavato da campioni di tessuto interno) di batteri appartenuti alla sua flora intestinale originaria – e un più ampio e preciso quadro dei microrganismi già presenti quando era in vita e di quelli che lo hanno colonizzato solo dopo la sua morte, sia durante il periodo trascorso nel ghiacciaio sia durante gli oltre 30 anni di conservazione.
Una scoperta che gli scienziati definiscono “sorprendente” è la presenza di specie di lievito adattate al freddo, probabilmente originarie dell’ambiente glaciale, che sono persistite sul corpo di Ötzi fino ad oggi. Questi ‘super lieviti’ tolleranti al gelo potrebbero anche avere un potenziale per applicazioni industriali. Oltre dunque all’importanza per la conservazione della mummia, i risultati aprono anche nuove prospettive di ricerca: questi microrganismi adattati al freddo…
Fonte www.adnkronos.com 2026-06-03 15:41:34


