Lo shock del primo sguardo allo
specchio, la carne martoriata dall’acido o dal fuoco, il corpo
aggredito dal cancro e, subito dopo, il baratro della solitudine
istituzionale e della “tossicità economica”. È un grido
d’allarme quello che si leva da Rende, dove è approdata, negli
spazi del Museo del Presente, la mostra fotografica “Women for
Women against Violence”, progetto di forte impatto sociale
ideato da Donatella Gimigliano, presidente dell’omonima
associazione no profit. L’esposizione, che resterà aperta fino
al 27 giugno ed è nata per celebrare i dieci anni del progetto,
unisce in un unico percorso narrativo e visivo due grandi
emergenze del mondo femminile: la violenza di genere e il tumore
al seno, attraverso 21 ritratti di grande formato realizzati
dalla fotografa Tiziana Luxardo.
Il focus dell’evento, patrocinato tra l’altro dal Senato e
dalla Regione Calabria, si è stretto attorno alla denuncia del
“dopo”. Emblematiche le testimonianze di Filomena Lamberti, la
prima donna italiana sfregiata con l’acido dal marito nel 2012
mentre dormiva, e Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta a un
brutale tentativo di femminicidio per mano dell’ex coniuge che
le diede fuoco. Entrambe, già insignite in passato del
“Camomilla Award” – il riconoscimento legato alla kermesse che
quest’anno è stato assegnato a Matilde Spadafora Lanzino per il
suo impegno civico -, hanno evidenziato il paradosso di un
sistema sanitario che non riconosce la specificità delle loro
lesioni.
“Le istituzioni ci abbandonano – ha denunciato Rositani,
ricordando il drammatico post-ricovero -. Le cure per le nostre
cicatrici, che sono veri e propri cheloidi invalidanti, non
vengono coperte da una struttura nazionale perché equiparate a
trattamenti estetici o anti-age, alla stregua della cura della
cellulite. È un totale isolamento”. Un vuoto colmato dal fondo
di solidarietà di “Women for Women”, che le ha permesso di
sottoporsi a un delicato intervento chirurgico all’occhio
salvandole la vista e restituendole un volto “normale” agli
occhi del figlio. Anche Lamberti, 67 anni, ha evidenziato il
peso della precarietà materiale: “Vivo con una pensione sociale
di 550 euro che non basta a coprire la metà del mese. Le nostre
storie sono come un terremoto: l’impatto si sente dopo. Ma dalle
cicatrici siamo rinate donne libere”. Lamberti ha poi tracciato
un parallelo con la sofferenza delle donne malate di cancro:
“Noi, dopo gli interventi, sappiamo che l’incubo è finito; chi
lotta contro il tumore convive per anni con il terrore della
recidiva e la chemioterapia”.
Un legame, quello tra il cancro e la violenza, che nasce
dall’esperienza personale della stessa Donatella Gimigliano. “Ho
unito queste due piaghe – ha detto – partendo dal mio vissuto
con il tumore al seno e dal lavoro sul campo a sostegno delle
vittime di violenza. Molte di queste donne non vivono,
sopravvivono. La tossicità economica è una realtà drammatica:
l’ultimo appello lanciato dalla nostra associazione è stato
rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per
accendere i riflettori sulla doppia condanna di chi si trova a
fare i conti, contemporaneamente, con la malattia cronica e con
la povertà”.
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Fonte www.ansa.it 2026-06-03 18:05:13

