Una nuova comnbinazione terapeutica basata sulla doppia immunoterapia durvalumab più tremelimumab, insieme alla terapia a bersaglio molecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione transarteriosa (Tace), ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con tumore del fegato non operabile. E’ quanto emerge dallo studio di fase 3 Emerald3 presentato al Congresso 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago. I risultati del trial hanno dimostrato che durvalumab e tremelimumab, in combinazione con lenvatinib e Tace, hanno portato a un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto alla sola Tace nei pazienti con carcinoma epatocellulare (Hcc) non resecabile eleggibile per l’embolizzazione. I pazienti dei bracci sperimentali sono stati trattati con il regime Stride (Single tremelimumab regular interval durvalumab), con o senza lenvatinib, prima di Tace e successivamente in concomitanza con Tace. Questi risultati sono presentati oggi in una sessione orale al congresso.
In un’analisi ad interim pianificata, il regime Stride in combinazione con lenvatinib e Tace ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia o di morte in assenza di progressione rispetto alla sola Tace, riporta una nota. La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 13,0 mesi per questo regime terapeutico rispetto a 9,8 mesi con Tace. Il miglioramento di Pfs è risultato costante in tutti i principali sottogruppi di pazienti predefiniti. Per l’endpoint secondario di sopravvivenza globale (Os), è stata osservata una sopravvivenza numericamente migliore con il regime Stride con lenvatinib e Tace rispetto alla sola Tace, anche se con il follow-up attuale la differenza non risulta statisticamente significativa (Hr 0,84; Ic 95%). Anche se non sono stati formalmente…
Fonte www.adnkronos.com 2026-06-01 13:43:00


