L’evoluzione della medicina moderna ci sta conducendo verso una comprensione sempre più profonda e integrata di ciò che determina la nostra salute. “Per lungo tempo abbiamo guardato al patrimonio genetico come a un destino scritto e immutabile, un codice biologico in grado di stabilire da solo la predisposizione a specifiche patologie o, al contrario, la garanzia di una longevità in salute. Oggi, tuttavia, la scienza ha dimostrato che il genoma umano non opera nel vuoto, ma si trova in costante e dinamico dialogo con tutto ciò che ci circonda. Il concetto chiave che descrive questa fitta rete di interazioni esterne è l’esposoma. L’esposoma rappresenta la totalità delle esposizioni ambientali a cui un individuo è sottoposto nel corso dell’intera esistenza: ne fanno parte la dieta, lo stile di vita, l’inquinamento, lo stress e persino il tipo di relazioni sociali che coltiviamo. Non si tratta di un semplice catalogo di elementi esterni, bensì di un fattore biologico attivo che interviene direttamente sui meccanismi di regolazione del nostro organismo. In questo scenario, la vera sfida scientifica è stata comprendere attraverso quale meccanismo l’ambiente riesca a imprimere una traccia così profonda sul nostro genoma, modificandone l’espressione senza alterarne la sequenza lineare. La risposta risiede in uno straordinario ponte biologico: il microbiota intestinale”. Lo spiega all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’università Lum Giuseppe Degennaro.
Composto da miliardi di microrganismi che popolano il nostro tratto digerente, “il microbiota funge da vero e proprio mediatore d’eccezione tra il macrocosmo dell’esposoma e il microcosmo del nostro Dna. Questa comunità microbica – continua Minelli – si comporta come un sensore finissimo, capace di recepire gli stimoli ambientali, metabolizzarli e tradurli in segnali biochimici comprensibili per le…
Fonte www.adnkronos.com 2026-05-16 09:50:12


