“Ciao Francesca, stringi forte
Dodò e sappi che il tuo seme darà frutto”. Così don Luigi
Ciotti, fondatore di Libera, ha salutato Francesca Anastasio, la
mamma del piccolo Dodò Gabriele, ucciso a Crotone nel 2009,
vittima innocente della mafia. Francesca Anastasio, di 58 anni,
è deceduta lo scorso 11 maggio a Milano dove era in coma da tre
mesi a causa delle complicanze di un difficile intervento
chirurgico. Stamani, a Crotone, davanti ad una folla commossa si
sono svolti i funerali officiati dal vescovo Alberto Torriani,
con la concelebrazione di don Ciotti. Alla cerimonia ha
partecipato anche il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio,
che istruì il processo che portò alla condanna degli assassini
di Dodò, la prefetta Franca Ferraro, e il prefetto di Salerno
Vincenzo Panico, che all’epoca dell’omicidio guidava l’ufficio
di governo di Crotone.
“La vita di Francesca, attraversando la sofferenza, ha
impedito al buio di diventare totale – ha detto il vescovo
nell’omelia -. Il vero coraggio è non lasciare che il male abbia
l’ultima parola. Perché lo sappiamo bene, la ‘ndrangheta non
uccide soltanto con i colpi delle armi, vince davvero quando
abitua una terra alla rassegnazione. Il coraggio è continuare a
credere che questa terra non è condannata, è educare i giovani
alla libertà e alla non violenza per non abituarci mai al male.
Il coraggio è custodire la memoria non come un monumento fermo,
ma come una coscienza viva che continua a provocare in tutti
noi, perché ci sono vite come quella di Francesca che,
attraversando il dolore, continuano ancora a parlare e ci
indicano con disarmante verità da che parte stare”.
“Cara Francesca, sei andata via con le carezze di Giovanni e
tra le mie braccia” ha detto don Ciotti, che è stato accanto a
Francesca ed al marito Giovanni fino all’ultimo, scagliandosi
poi contro la criminalità: “Qualcuno chiama la ‘ndrangheta
cultura mafiosa, quasi fosse un modo di essere, un codice
d’onore. Non chiamiamola mai cultura, chiamiamola per quello che
è: ignoranza, sopraffazione, vigliaccheria, violenza”.
Don Ciotti ha poi esaltato la forza dei genitori di Dodò:
“dopo avere perso Dodò, non vi siete chiusi in casa. Non avete
lasciato che l’odio vi divorasse. Avete fatto una scelta. Vi
siete messi in gioco in tutta Italia a parlare ai ragazzi e alle
ragazze, a raccontare di dolore a dire ai giovani: la mafia
uccide, anche i bambini. Francesca non era un’eroina, era una
madre normale che davanti al lutto più innaturale per un
genitore, ha scelto di non tacere, ha scelto di trasformare la
ferita in parola, il grido in educazione, la disperazione in
impegno”.
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Fonte www.ansa.it 2026-05-14 16:23:11

