“Nelle patologie croniche, la partecipazione dei pazienti nell’orientare l’accesso all’innovazione terapeutica e l’organizzazione dei servizi incide al 100%. In realtà, la sanità partecipata esiste, sebbene non sia ancora ben definita: il paziente può fornire la visione di quello che è il suo bisogno insoddisfatto e noi cerchiamo tutti i giorni di recepirlo. Lo facciamo attraverso un libro bianco istituito molti anni fa, con cui operiamo anche in ambito regionale, poiché persino a livello di Cup (centro unico di prenotazione) persistono problematiche sia di accesso che di equità. È evidente che maggiore è la sanità partecipata, maggiore è la sostenibilità del sistema”. Lo ha detto Silvia Tonolo, presidente Associazione nazionale malati reumatici (Anmar), oggi a Roma all’evento ‘Innovazione e sostenibilità del sistema sanitario nazionale: il valore della partecipazione’, organizzato in Senato da Altems – Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari in collaborazione con Ucb, nel corso del quale è stato presentato un Consensus Paper.
“L’associazione dei pazienti – prosegue Tonolo – ha un ruolo fondamentale nell’informazione e nel far emergere le criticità reali del vissuto di un paziente cronico come l’accesso alle cure, con la necessità di allontanarsi dalla propria residenza per reperire un farmaco o le problematiche legate alle liste d’attesa. Un malato cronico deve poter contare su un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) e non può attendere 7-8 mesi per accedere a una determinata prestazione. Il Servizio sanitario diventa un vero ‘sistema’ solo se ascolta i bisogni insoddisfatti raccolti dalle associazioni, che ricevono segnalazioni costanti tramite i propri numeri verdi e i canali di ascolto”.
L’obiettivo è evitare che la partecipazione resti episodica e garantire, invece, un coinvolgimento sistematico delle associazioni nei…
Fonte www.adnkronos.com 2026-05-06 17:27:00


