Sulla scomparsa di Barbara Corvi
“abbiamo il dovere di non lasciare alcunché di intentato”: a
sottolinearlo è stato il procuratore della Repubblica di Terni,
Antonio Laronga, dopo la riapertura dell’indagine. “Sono passati
più di 16 anni ma il progresso scientifico ci consente oggi di
provare questi accertamenti per ricostruire l’accaduto. Nuove
indagini genetiche che vogliamo applicare alla vicenda” ha
spiegato ai giornalisti.
Il procuratore ha spiegato che quello sul Dna è “un atto
irripetibile su alcuni oggetti presenti nel fascicolo di
indagine, ampiamente istruito negli anni scorsi”. “Parliamo, in
particolare – ha spiegato -, di alcune cartoline a firma di
Barbara Corvi, ma non scritte da lei, spedite da Firenze pochi
giorni dopo la sua scomparsa, dalle quali estrarre eventuali
tracce biologiche, nel dettaglio dai francobolli”.
“Oggi gli accertamenti di biologia forense si sono affinati
moltissimo – ha affermato il procuratore Laronga – e non
vogliamo lasciare nulla al caso. Nel tempo, dopo il mio arrivo a
Terni, ho compreso l’importanza di questa vicenda che tanto ha
colpito la sensibilità della comunità ternana e non solo.
Abbiamo il dovere di fare questo accertamento, ferma la non
colpevolezza delle persone sottoposte ad indagini, cui va il mio
personale rispetto, ma dobbiamo esplorare tali tracce per
estrapolare una tessera del mosaico probatorio necessario a
ricostruire l’accaduto”.
La riapertura del fascicolo di indagine, autorizzata dal
giudice, risale a quando Laronga non guidava ancora la Procura
di Terni. “Quando sono stato nominato procuratore – ha detto -,
ho appreso di questa vicenda, che non conoscevo, e ho chiamato i
miei sostituti chiedendo di essere aggiornato. Ci siamo seduti
attorno ad un tavolo e abbiamo rivisto e ripercorso ogni
passaggio. Ho letto gli atti, studiato tutto ciò che doveva
essere visto e abbiamo tratto delle conclusioni. Una di queste è
quella di cui stiamo parlando. Quando ci siamo accorti della
presenza di questi reperti (le cartoline – ndr) nel fascicolo,
ci siamo detti: vediamo cosa si può fare. E quando abbiamo
capito che gli strumenti odierni consentivano un’accertamento
accurato, abbiamo proceduto nel modo più rapido possibile”.
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Fonte www.ansa.it 2026-05-05 16:06:30

