La magistratura belga ha fornito al Parlamento Europeo, nella sua richiesta di revoca dell’immunità dell’eurodeputata Elisabetta Gualmini nell’ambito del cosiddetto Qatargate, una descrizione dei fatti “incoerente“, basata su “ipotesi” e “insinuazioni“, che indica una scarsa conoscenza delle normali prassi parlamentari. Il tutto senza dimostrare che l’ex Dem, ora in Azione, abbia ricevuto una qualsiasi “contropartita” per la sua asserita collaborazione con la ‘rete’ capeggiata da Antonio Panzeri, già segretario della Camera del Lavoro di Milano ed eurodeputato di Articolo Uno. Lo riporta la richiesta della revoca dell’immunità di Gualmini, pubblicata oggi e consultata dall’Adnkronos, richiesta che il Parlamento Europeo ha respinto nel dicembre scorso.
Secondo i deputati, “la descrizione dei presunti fatti e delle conclusioni (…) nella richiesta di revoca dell’immunità, in assenza di spiegazioni più dettagliate, sembra essere incoerente, basarsi su ipotesi o insinuazioni e non rispettare i processi politici consolidati in seno al Parlamento per quanto riguarda la nomina dei vicepresidenti nei gruppi politici e la preparazione e la conclusione di posizioni interne nell’ambito di un gruppo politico”.
Inoltre, “non sembra essere stata dimostrata alcuna chiara contropartita né è stato sufficientemente dimostrato che Elisabetta Gualmini avrebbe tratto un vantaggio personale inequivocabile dai presunti fatti presentati nella richiesta”.
Inoltre, aggiunge l’Eurocamera, “i presunti fatti illustrati nella richiesta di revoca dell’immunità di Elisabetta Gualmini non rispettano il contesto e il nesso inscindibile con le normali attività di un gruppo politico o con le normali attività condotte dai deputati all’interno di un gruppo politico”.
‘C’è fumus persecutionis’
I gruppi politici in seno al Parlamento, sottolineano i deputati, “sono costituiti e disciplinati dal…
Fonte www.adnkronos.com 2026-05-06 09:03:27


