“L’ennesimo atto intimidatorio
ai danni di un medico di medicina generale scuote la comunità di
Rosarno e riapre una ferita mai davvero rimarginata. L’incendio
dell’ingresso dello studio del dottor Aldo Ingegnere non è solo
un gesto vandalico, è un segnale grave, che colpisce un presidio
fondamentale della sanità territoriale e, con esso, il rapporto
di fiducia tra medico e paziente. La Fimmg esprime piena e
convinta solidarietà al collega e alla sua famiglia, condannando
con fermezza ogni forma di violenza e intimidazione nei
confronti dei medici di base”. E’ quanto si legge in una nota
diffusa dal sindacato.
“Colpire un medico di famiglia significa colpire l’intera
comunità, privandola di un riferimento umano e sanitario
essenziale. Non si tratta – prosegue la Fimmg – purtroppo di un
episodio isolato. Negli ultimi anni, in diversi territori si è
assistito a un aumento di tensioni nei confronti dei medici di
medicina generale, spesso lasciati soli a gestire situazioni
complesse, tra carichi di lavoro crescenti, carenze strutturali
e aspettative sempre più alte da parte dell’utenza. Rosarno, con
le sue fragilità sociali e territoriali, rappresenta un contesto
in cui queste criticità si amplificano. In questo scenario, ogni
atto intimidatorio assume un significato ancora più profondo e
inquietante”.
“Il rispetto delle regole, le limitazioni prescrittive, le
rigidità burocratiche certo non favoriscono il mantenimento di
un equilibrio già delicato, ma non per questo possono essere
ignorati. Quando il medico di famiglia si trova a dover dire
‘no’, non per scelta o capriccio, ma per vincoli legati alle
normative vigenti, il rischio è che lo stesso diventi l’unico
terminale visibile del sistema. Il cittadino, spesso
inconsapevole delle dinamiche organizzative, finisce per
percepire il medico come responsabile diretto di disservizi,
attese o negazioni”, afferma il sindacato, sottolineando come
questo meccanismo possa “generare frustrazione, rabbia e, nei
casi più estremi, degenerare in comportamenti violenti”.
La Fimmg ribadisce quindi la necessità di “pubblicizzare i
cambiamenti prescrittivi, anche mediante campagne, affinché si
comprenda che si tratta di una scelta non delegata al singolo
medico; coinvolgere gli specialisti ambulatoriali e ospedalieri,
perché non lascino la ‘patata bollente prescrittiva’ ai medici
di base; garantire condizioni di lavoro dignitose; ridurre il
carico burocratico; restituire centralità al rapporto umano con
i pazienti”.
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Fonte www.ansa.it 2026-04-13 08:59:02

