Una variante genica protegge dalle patologie dell’invecchiamento. È il risultato del gruppo di lavoro di Annibale Puca, neurologo, professore di Genetica all’università di Salerno e investigatore presso MultiMedica, presentato nel corso della terza edizione della ‘ALC Aging and Longevity Conference’ a Roma. “È la presenza del gene Lav, che ha azione protettiva su cuore e cervello, a determinare una maggiore resistenza a malattie cardiovascolari e neurodegenerative tipiche dell’anziano, come ipertensione e aterosclerosi”, emerge dal lavoro.
Lo studio
“Abbiamo reclutato per tre anni circa 600 centenari che vivevano in Cilento – spiega Puca – confrontandoli con campioni di soggetti sani della popolazione generale, riscontrando nei centenari varianti geniche, modifiche del Dna in una proteina selezionata che porta un vantaggio genetico. E siamo riusciti a ringiovanire un cuore anziano, recuperare un cuore diabetico, bloccare aterosclerosi e malattie neurodegenerative, come la Corea di Huntington. Iniziato su modelli animali, lo studio è continuato in vitro su cellule umane del sistema immune, ottenendo, negli anni, lavori di ottimo livello. L’ultima scoperta riguarda la capacità di Lav di mitigare il deterioramento cardiaco anche nella progeria, malattia caratterizzata da invecchiamento precoce causata da mutazioni nel gene Lamina. Potrebbe diventare un nuovo bersaglio per terapie future anche per malattie rare come quella di Sammy Basso“.
Lo studio dei centenari, che rappresentano un modello di invecchiamento di successo, porta a scoperte utilizzabili nelle ricerche per contrastare i disturbi legati all’invecchiamento su tutta la popolazione. Allora si può affermare che copiando l’esperienza di questi codici possiamo svelare il segreto di come invecchiare meglio o addirittura ringiovanire? La risposta è sì. “L’assetto genetico è come il modello di una macchina -…
Fonte www.adnkronos.com 2026-04-11 06:16:23


