“La sottoscrizione delle
pre-intese sull’autonomia differenziata in materia sanitaria
impone una riflessione che la Uil e la Uilfpl Calabria non
intendono eludere. La nostra posizione è chiara: non si può
procedere su questa strada senza prima aver riequilibrato un
sistema che già oggi penalizza strutturalmente il Mezzogiorno e
la Calabria in particolare”. È quanto affermano Mariaelena
Senese e Walter Bloise, segretari generali Uil e Uilfpl
Calabria, in una nota.
“I dati – proseguono – parlano da soli. La Calabria registra
un saldo passivo di mobilità sanitaria pari a 326,9 milioni
l’anno. E il dato è in crescita. Oltre 40.000 calabresi si
ricoverano fuori regione ogni anno. Il Report della Fondazione
Gimbe certifica che nel 2023 la mobilità sanitaria
interregionale nazionale ha raggiunto il record storico di 5,15
miliardi di euro, con flussi concentrati specialmente verso
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Calabria è tra le regioni
che contribuiscono di più a quel dato e tra quelle che ne
beneficiano di meno. Dietro questi numeri c’è un problema di
qualità delle cure e fiducia. I cittadini calabresi convivono
quotidianamente con sistemi di prenotazione inefficienti, tempi
d’attesa insostenibili, presidi ospedalieri difficili da
raggiungere, Pronto Soccorso sovraffollati e una riduzione delle
Guardie Mediche sul territorio. Il risultato è un servizio alle
persone lacunoso e poco efficiente”.
“C’è un aspetto – affermano i sindacalisti – che troppo
spesso viene sottovalutato nel dibattito pubblico: l’accesso
alle cure, in Calabria, è già oggi un percorso a ostacoli, reale
e quotidiano. Ottenere una visita specialistica o un esame
diagnostico significa, nella maggior parte dei casi, attendere
mesi, percorrere centinaia di chilometri, fare i conti con
strutture sottodimensionate e con un’offerta territoriale sempre
più rarefatta. Per molti cittadini, soprattutto anziani, persone
sole o residenti nelle aree interne, questo si traduce
direttamente in rinuncia alle cure. Chi non può permettersi di
rinunciare è spesso costretto a partire. Viaggi lunghi, spese di
trasporto e alloggio, giorni di lavoro persi, famiglie che si
organizzano intorno a un malato lontano: sono costi che lo Stato
non contabilizza, ma che ricadono interamente sulle spalle dei
calabresi e, in modo sproporzionato, sulle fasce economicamente
più fragili. Un meccanismo che si autoalimenta: meno pazienti
restano, meno risorse rimangono, meno si investe, più è
difficile trattenere personale qualificato. Questa condizione
non è accettabile oggi e sarà insostenibile domani, se
l’autonomia differenziata dovesse procedere senza adeguate
garanzie di riequilibrio”.
“In questo contesto, in Calabria, l’autonomia differenziata
non risolve il problema, ma lo aggrava – spiegano Senese e
Bloise -. Consentire alle Regioni già più ricche di trattenere
maggiori risorse e competere sul piano salariale significherebbe
accelerare la fuga di medici e infermieri dal Sud, aumentare la
mobilità passiva e spingere le famiglie meno abbienti a
rinunciare alle cure per l’impossibilità di sostenere i costi,
diretti e indiretti, dello spostarsi. Si configurerebbe, nei
fatti, una sanità a due livelli: sistemi regionali avanzati al
Nord, e contesti sanitari sempre più fragili, incapaci di
rispondere ai bisogni reali dei cittadini nel Mezzogiorno. Una
prospettiva incompatibile con i principi costituzionali di
uguaglianza e con l’idea stessa di Servizio sanitario
nazionale”.
“Chiediamo – concludono Senese e Bloise – azioni strutturali
che puntino a ricostruire la fiducia dei cittadini attraverso
trasparenza e riduzione delle liste d’attesa; ad investire in
poli di eccellenza regionali; a fermare l’emorragia di personale
sanitario; a reinvestire le risorse della mobilità passiva nel
potenziamento delle strutture locali; a costruire reti cliniche
interregionali basate sulla collaborazione, non sulla
concorrenza. Il Servizio sanitario nazionale deve rimanere
fondato su universalità, uguaglianza ed equità. Chiediamo
un’assunzione di responsabilità politica a tutti i livelli: la
salute non può diventare un fattore di disuguaglianza
territoriale. Il nostro obiettivo è garantire ai cittadini
calabresi lo stesso diritto alla cura di chi vive nelle regioni
più forti. Senza dover partire. Senza dover pagare di più. Senza
dover rinunciare alla salute. Il tempo delle parole e degli spot
è finito», concludono Senese e Bloise”.
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Fonte www.ansa.it 2026-04-08 12:06:28

