E’ come un filo sottilissimo, diametro 1,5 millimetri, adatto anche ai pazienti più giovani. E in queste dimensioni microscopiche racchiude una speranza contro l’incubo della morte cardiaca improvvisa. A poche settimane dall’autorizzazione degli enti regolatori europei all’utilizzo nella pratica clinica dell’elettrocatetere transvenoso da defibrillazione “più piccolo al mondo”, lunedì 30 marzo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono stati eseguiti “i primi due interventi in Italia, tra i primi a livello internazionale”, con questo dispositivo di ultima generazione, informano dalla struttura. I pazienti sono due giovani adulti ad altissimo rischio di aritmie, condizioni associate a un elevato rischio di morte cardiaca improvvisa. Il duplice intervento è stato eseguito dall’équipe dell’Elettrofisiologia del Papa Giovanni XXIII, Unità diretta da Paolo De Filippo e afferente al Dipartimento Cardiovascolare.
La morte cardiaca improvvisa è una condizione – diversa dall’infarto miocardico – in cui il cuore cessa improvvisamente di pompare sangue. Determina perdita di coscienza e, in assenza di intervento, il decesso entro 5–10 minuti. La causa più frequente è rappresentata da aritmie ventricolari rapide, come tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare. Questa condizione rappresenta circa il 50% dei decessi per malattie cardiovascolari ed è una delle principali cause di morte al di sotto dei 60 anni. In Europa si stimano circa 400mila arresti cardiaci ogni anno, di cui circa 60mila in Italia. In assenza di defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza è inferiore al 10%. I defibrillatori impiantabili hanno il compito di riconoscere e interrompere le aritmie ventricolari potenzialmente fatali mediante l’erogazione di uno shock elettrico.
Il nuovo elettrocatetere, spiegano gli esperti, porta un significativo avanzamento nella gestione delle aritmie potenzialmente letali….
Fonte www.adnkronos.com 2026-03-30 16:37:18


