Dopo la misura dell’obbligo di
firma, una condanna in primo grado a sei mesi di reclusione con
pena sospesa e un reato derubricato, oggi è arrivata
l’assoluzione con formula piena. Si è chiusa così la vicenda
giudiziaria in cui è rimasta impigliata Viola Moretti,
scagionata dalla Corte d’Appello di Milano dopo tre anni di
“inferno” , tra indagine e processi.
La donna, di professione avvocatessa, nel luglio 2022 era
stata destinataria di un provvedimento cautelare nell’ambito di
una indagine della Dda milanese che aveva portato in carcere
Luigi Aquilano, il genero del boss Antonio Mancuso vertice della
cosca di Limbadi, Arturo Garofalo, legato a Cosa Nostra con
riferimento ai “cugini” Fontana dell’Acquasanta di Palermo e
Christian Cucumazzo, allora già in cella e ritenuto vicino alla
Sacra Corona Unita, con il clan Strisciuglio di Bari.
Difesa dagli avvocati Mauro Mocchi e Antonio Buondonno, la
professionista era stata accusata tentata estorsione aggravata
dal metodo mafioso: si sarebbe rivolta ai tre principali
indagati nel procedimento milanese per riscuotere presunti
crediti per una somma di 44 mila euro avanzati nei confronti di
un imprenditore con cui aveva avuto in passato una relazione
amorosa. Nel dicembre di due anni fa il Tribunale aveva
riqualificato il reato declassandolo in esercizio arbitrario
delle proprie ragioni ed escludendo qualsiasi risarcimento alla
parte civile, ossia lo stesso imprenditore nei confronti del
quale era stata chiesta la trasmissione degli atti al pm per
falsa testimonianza, calunnia ed estorsione.
Nel pomeriggio, il collegio della prima Corte d’Appello la
donna è stata assolta. “Finalmente l’incubo è finito e giustizia
è stata fatta”, ha affermato Viola Moretti dopo la lettura del
dispositivo.
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Fonte www.ansa.it 2026-03-02 16:56:26
