È definitiva la conferma dello
scioglimento del Consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni
mafiose. La Terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto
l’appello presentato dall’ex sindaco, e da altri ex
amministratori, consiglieri comunali ed elettori, sancendo la
piena legittimità del decreto di scioglimento adottato dal
governo. La triade commissariale resterà dunque in carica fino
alla fine del mandato.
I giudici amministrativi hanno ritenuto infondate tutte le
censure sollevate contro la decisione del Tar del Lazio,
confermando che il provvedimento di scioglimento risponde a una
funzione cautelare e preventiva, finalizzata a interrompere
situazioni di condizionamento dell’attività amministrativa da
parte della criminalità organizzata. Una funzione che,
sottolinea il Consiglio di Stato, non ha natura punitiva e non
richiede l’accertamento di responsabilità penali individuali,
potendo fondarsi su un insieme di elementi indiziari concreti,
univoci e rilevanti.
Dall’istruttoria sarebbe emerso un quadro di permeabilità
dell’ente comunale alle influenze della ‘ndrangheta, attraverso
una rete di legami personali, familiari ed elettorali che
coinvolgerebbero amministratori, funzionari e soggetti ritenuti
appartenenti o contigui a una cosca storicamente radicata sul
territorio di Tropea e collegata a una più ampia struttura
criminale operante nel Vibonese.
I giudici richiamano irregolarità negli affidamenti di lavori
e servizi, spesso in favore di imprese considerate contigue alle
cosche, il ricorso reiterato a procedure di somma urgenza,
anomalie negli affidamenti nel settore della ristorazione per
eventi istituzionali e una gestione inefficace o omissiva dei
controlli in materia edilizia. Viene inoltre evidenziata la
presenza di situazioni problematiche nella gestione del
personale comunale, tra cui il caso del servizio cimiteriale,
indicato come emblematico di una più generale disfunzione
amministrativa.
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Fonte www.ansa.it 2026-02-02 17:42:45

