Trentasette giornalisti e
operatori dell’informazione crotonesi hanno diffuso un documento
in cui esprimono “profonda preoccupazione” per “l’ordinanza del
Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula
durante le udienze del processo sui mancati soccorsi per il
naufragio di Steccato di Cutro”. Il provvedimento – spiegano –
consente ai giornalisti il solo accesso a immagini e audio
realizzati dal personale tecnico del Tribunale “previa specifica
richiesta e autorizzazione”, ritenendo “indispensabile garantire
il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria
dibattimentale”.
“Ci chiediamo – scrivono i giornalisti – per quale motivo la
presenza di telecamere accese minerebbe il sereno e regolare
svolgimento del processo. Un processo di grande rilievo, anche
internazionale, che proprio per questo merita un’informazione
puntuale, corretta, imparziale e trasparente. Le modalità
stabilite dal collegio non riteniamo siano sufficienti a
garantire un’informazione di qualità. Il diritto di cronaca si
compone, infatti, anche del racconto documentato e diretto di
ciò che accade durante il processo, per restituire all’opinione
pubblica una rappresentazione completa, indipendente e
trasparente dei fatti, senza filtri o ritardi, all’insegna della
pluralità dell’informazione”.
“Il solo lavoro con le immagini fornite dal Tribunale –
osservano – non darebbe la possibilità di personalizzare i
servizi giornalistici, per esempio raccontando storie o volti;
appiattirebbe il racconto e penalizzerebbe la qualità tecnica.
Poi, in questo caso, non sono neppure chiare le modalità di
accesso al materiale eventualmente fornito dal Tribunale. La
richiesta va effettuata per ciascuna seduta oppure una tantum?
Singolarmente o collettivamente? E ancora, in che tempi e con
quali modalità verrebbe fornito il materiale? Parliamo di
udienze che potrebbero essere anche molto lunghe e articolate,
dunque con tempi incompatibili con la messa in onda di
telegiornali e trasmissioni”.
I giornalisti, dunque, chiedono “al collegio giudicante di
rivedere la propria posizione per permettere a giornalisti e
operatori dell’informazione di svolgere il loro lavoro nel
rispetto delle regole, con strumenti adeguati ed in condizioni
di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo
pubblico”.
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Fonte www.ansa.it 2026-01-17 15:29:52

