Si è conclusa a Reggio
Calabria la “Carovana per la verità e la giustizia”, partita il
3 dicembre scorso da Ricadi (Vibo Valentia), organizzata
dall’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente
per chiedere giustizia per il capitano della Guardia costiera
Natale De Grazia, morto improvvisamente ed in circostanze
misteriose, la sera del 12 dicembre 1995, mentre era in
missione, su mandato della Procura di Reggio Calabria, per le
indagini sulle cosiddette “navi dei veleni”. A De Grazia,
domani, a Reggio Calabria, saranno intitolati il Lungomare di
Gallico, nella zona nord della città, e la Scuola primaria di
via Quarnaro, nello stesso quartiere.
La Carovana ha toccato Massa, e Policoro, “nei luoghi – ha
detto Vincenzo Fontana, presidente dell’Osservatorio – in cui le
inchieste di De Grazia si sono svolte”. Dieci le richieste che
Legambiente ha presentato alla Commissione parlamentare
d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, al ministero dell’Ambiente,
all’Ispra, alla Regione Calabria, al governo, alla Commissione
europea ed all’Unep, “perché questa vicenda – ha spiegato
Fontana – non riguarda solo le coste calabresi, né i mari
italiani, ma l’intero Mediterraneo. La vicenda delle navi a
perdere si intreccia con quella delle navi dei veleni. Vicende
coperte ancora da troppi segreti, da troppi misteri, ma oggi si
possono fare delle indagini che purtroppo, trent’anni fa, Natale
De Grazia non poteva fare”.
“Le tappe della carovana – ha detto Nuccio Barillà componente
dell’Osservatorio – non sono state scelte a caso, ma sono luoghi
in cui si è allungato lo sguardo sugli ecoreati. Per questo,
rilanciando il ricordo di De Grazia, si è scelto di dar vita ad
un nuovo schema di percorso attraverso il quale approfondire il
contesto in cui la morte è maturata, affinché non resti uno dei
misteri irrisolti di questo Paese”. Nel sottolineare la scelta
dell’intitolazione del lungomare, il sindaco di Reggio Calabria
Giuseppe Falcomatà ha affermato che è anche questo un modo per
farlo diventare patrimonio collettivo della città. “Patrimonio
culturale – ha aggiunto – di impegno, patrimonio di esempio di
servitore dello Stato e di come si servono le istituzioni”.
“La storia di De Grazia – ha affermato l’europarlamentare
Sandro Ruotolo – è una storia scomoda. Perché è scomodo dire che
i rifiuti oggi possono fare guadagnare più della droga,
ammettere che l’Italia non ha voluto sapere e che l’Europa non
ha voluto guardare. Ma noi, oggi, 30 anni dopo, non abbiamo più
il diritto di essere comodi. Abbiamo il dovere della verità,
della memoria e della giustizia. La sua verità non è morta. La
sua verità è qui. È in noi. Ed è il compito politico – ha
concluso – che oggi ci assumiamo, in Italia e in Europa”.
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Fonte www.ansa.it 2025-12-12 18:17:07

