Una fotografia con alti e
bassi che da un lato evidenzia la resilienza del sistema
imprenditoriale e la capacità di rispondere a nuove sfide, come
quella rappresentata dai nuovi mercati internazionali o
dall’innovazione e, dall’altro, la necessità da parte del
sistema pubblico di mettere in campo strategie e politiche
capaci di sostenere investimenti, innovazione, sviluppo delle
filiere, favorendo le connessioni ed aggregazioni produttive,
per incidere in modo significativo sullo sviluppo economico del
territorio: è quella che emerge dal report “Osservatorio
economico della Città metropolitana di Reggio Calabria. Due
decenni di evoluzioni e mutamenti del sistema socioeconomico
reggino” promosso dalla Camera di commercio di Reggio Calabria
e realizzato con la collaborazione del Centro studi delle Camere
di commercio, G. Tagliacarne.
“A partire dai dati emersi dallo studio – ha affermato il
presidente dell’Ente camerale Antonino Tramontana – è
auspicabile la costituzione di un tavolo di confronto che possa
contribuire alla definizione delle strategie per lo sviluppo
locale in modo sinergico, per dare risposte alle imprese e
generare un effetto moltiplicatore per le risorse impegnate”.
A presentare i dati Gaetano Fausto Esposito, direttore
generale del Centro studi delle Camere di commercio Tagliacarne
che, è scritto in una nota, “ha evidenziato in modo articolato
le dinamiche che hanno caratterizzato i trend del territorio
metropolitano di Reggio Calabria nel ventennio 2003 – 2023,
periodo caratterizzato da importanti crisi, da quella del
credito del 2008 al Covid, una recessione di intensità mai
sperimentata dal dopoguerra, con proiezioni anche dei dati
dell’anno appena trascorso”.
L’imprenditoria reggina, dicono i dati, è stata più
resiliente: nella Città metropolitana di Reggio Calabria, a
partire dal 2013, quando la numerosità imprenditoriale si è
sfoltita su base nazionale è invece cresciuta vivacemente a
Reggio. La struttura delle imprese è diventata più solida (la
quota di società di capitali si è triplicata, attestandosi al
15%) e capace di rispondere alle sfide della sostenibilità e
dell’innovazione: La Città metropolitana è quarta in Italia per
quota di imprese che riducono l’impatto ambientale delle proprie
attività ed è 21ma per quota di imprese che investono in
progetti di innovazione.
“E’ incoraggiante anche – riporta il report – la capacità
delle imprese di Reggio ad aprirsi ai mercati internazionali,
con valori dell’export triplicati nel ventennio, dati nettamente
superiore a quelli del resto del Mezzogiorno e del Paese.
Permane però un forte gap nel rapporto tra esportazioni e valore
aggiunto (4,2% Reggio Calabria, 32,8% nazionale, 16%
meridionale). E’ interessante anche evidenziare la capacità del
sistema imprenditoriale reggino a rispondere alle sfide della
sostenibilità e dell’innovazione: La Città metropolitana è
quarta in Italia per quota di imprese che riducono l’impatto
ambientale delle proprie attività ed è 21ma per quota di imprese
che investono in progetti di innovazione”.
Passando invece ad un’analisi settoriale del sistema
imprenditoriale, i dati che emergono non sono altrettanto
incoraggianti; si registra infatti una contrazione del sistema
manifatturiero a favore del sistema dei servizi. A crescere però
sono stati soprattutto i numerosi servizi di base, che non
riescono ad incidere in modo significativo sullo sviluppo
economico del territorio.
“Un ulteriore aspetto che desta attenzione – afferma il
report – è legato al potenziale imprenditoriale nascosto; dal
Registro Imprese, infatti, è possibile capire anche che i
reggini che fanno impresa in altri territori sono oltre il 43%,
sottraendo importanti risorse al tessuto produttivo della Città
metropolitana.
Anche le dinamiche sul valore aggiunto prodotto confermano
questa tendenza.
Il trend, seppur positivo, evidenzia una crescita della
ricchezza prodotta inferiore a quanto registrato nel resto del
Paese: reso pari a 100 il suo valore nel 2003, il valore
aggiunto reggino aumenta di 30,2 punti nel ventennio fino al
2023, al di sotto dei 51,4 punti nazionali, dei 40,9 meridionali
ma persino al di sotto dei 34,1 punti della regione Calabria. A
Reggio Calabria il valore aggiunto è prodotto per circa il 76%
nei comuni litoranei”.
L’analisi disaggregata per settore evidenzia che anche in
termini di valore aggiunto a crescere sono i servizi poco
innovativi e con limitato contenuto di competenze che passano,
in termini di incidenza sul totale, dal 27,8% al 30,4%, a fronte
di una media nazionale del 18,8%. Il valore aggiunto pro-capite
cresce, però in misura ridotta rispetto al resto del Paese; se
nel 2003 la Città metropolitana era collocata all’88mo posto fra
le 103 province italiane, nel 2023 tale ranking scende al 97mo
posto.
Il report evidenzia anche alcune dinamiche settoriali di
lungo periodo. Osservando come è cambiato il settore del
commercio, emerge un incremento delle superfici di vendita
trascinato perlopiù da piccoli esercizi commerciali a gestione
familiare, piuttosto che, come avvenuto altrove, mediante
l’espansione della Gdo. I dati sul comparto agricolo (dati dei
Censimenti 2000, 2010 e 2020), evidenziano una profonda
ristrutturazione. Diminuiscono le aziende e le superfici
agricole, ma in termini di dimensione media aziendale si
registra una tendenza a crescere.
Anche il turismo, che potrebbe rappresentare un volano di
sviluppo per l’economia del territorio, presenta risultati
altalenanti. Si tratta di uno dei settori che sul territorio
cresce più vivacemente in termini di imprese e di addetti, ma
nonostante ciò, la dinamica degli arrivi totali (italiani e
stranieri) non ha ancora consentito di recuperare del tutto i
livelli di arrivi del 2008 e pre covid, al contrario di quanto
registrato nel resto del Paese.
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Fonte www.ansa.it 2025-06-30 16:42:37

