
‘“Così andiamo a sbattere”. Ci voleva il garbo di un antico e rigoroso professionista della politica (Pierluigi Castagnetti) per segnalare a Schlein i rischi della deriva a cui sta andando incontro il Pd. E cioè quel destino minoritario, quasi testimoniale, che induce a consolarsi di qualche nobile battaglia intrapresa qua e là ma trascura quasi del tutto il fondamentale compito di convincere gli indecisi, catturare consensi a metà campo, spiazzare l’avversario alle volte perfino facendo mostra di andargli incontro. O almeno facendo un tentativo di andare incontro alla parte meno fidelizzata dei suoi elettori.
Nella sua ultima versione il Partito democratico appare prigioniero della sua stessa radicalizzazione. Si spinge a sinistra per non lasciare troppo spazio a Conte e ad Avs. Insegue la protesta dovunque si trovi, nelle piazze piuttosto che nei referendum. Si dedica a un continuo, polemico, inconcludente corpo a corpo con la Meloni. E soprattutto riduce al minimo la discussione interna, quasi che l’interrogarsi su se stessi a lungo andare finisca per seminare troppe incertezze sulle proprie ragioni e sul proprio destino.
C’è una sorta di attesa della mitica ora x, l’attimo in cui si sfalderà l’ingannevole incantesimo del governo. Confidando che le praterie dell’opposizione a quel punto saranno abbastanza vaste, e abbastanza floride, da dar vita a una nuova, scintillante stagione politica di sinistra. In questo contesto il caro, vecchio centro, ovviamente, per il Pd non può quasi esistere. Esso si incarna in figure che il gruppo dirigente del Pd non ama più di tanto (e di cui, anzi, diffida apertamente). Offre ricordi che non dicono quasi nulla alle generazioni e agli ambienti cui si rivolge Elly Schlein.
E può perfino risultare stridente con un clima che deve essere piuttosto polemico, baldanzoso, fiammeggiante. Al fondo, convinto di essere, ancora una volta,…
Fonte www.adnkronos.com 2025-06-15 08:08:37

