DANIELE PRONESTÌ, LE RAGIONI
DELL’ISTINTO (BOMPIANI, PP 352, EURO 20,00). Giuseppe
Bellingeri, ingegnere calabrese, agente dei servizi segreti
tornato da poco alla vita borghese, è un lupo grigio della Sila
e il vicequestore Balbino, capo della squadra mobile, è un orso
bruno. I personaggi sono in parte esseri umani e in parte
animali, perfettamente abbigliati e parlanti, che vivono alla
pari, nel primo romanzo di Daniele Pronestì, ‘Le ragioni
dell’istinto’, libro di punta dell’estate di Bompiani, in
libreria l’11 giugno.
“Non ho voluto scrivere un romanzo sugli animali, né un racconto
del rapporto tra quest’ultimi e l’uomo: ma un romanzo sull’uomo
come animale. È un giallo su ciò che può renderci umani: cercare
di riparare al male compiuto” dice all’ANSA Pronestì, manager
trentenne calabrese che lavora per un importante istituto
finanziario italiano, dove concilia sostenibilità e finanza ed è
stato nel 2020 tra i 100 Under 30 di Forbes nella categoria
Energia per aver applicato la sostenibilità al settore del Real
Estate, tradizionalmente uno dei più inquinanti.
“La distanza che poniamo tra animali e uomini è un’invenzione.
L’uomo è un animale. Il libro rompe questa barriera per
raccontare quelle dinamiche istintive che ancora ci riguardano
anche se pensiamo di essercene emancipati. Per me è stato
naturale che i protagonisti fossero uomini, donne e animali,
alla pari, tutti dotati di facoltà di pensiero e parola:
attraverso questa lente i personaggi possono confrontarsi con
bassezze e virtù, istinto e ragione” racconta l’autore.
Quando in un appartamento di Morgese, un paesino nel cuore della
piana di Reggio Calabria, viene ritrovato un cadavere, sarà il
vicequestore Balbino a convocare Giuseppe Bellingeri, detto
Peppe, sapendo che conosceva la vittima, Maria, una giovane
donna innamorata della libertà. Con la sua morte si apre ‘Le
ragioni dell’istinto’. Ma, spiega l’autore, “Maria non è solo
una vittima da identificare, la sua presenza è una sorta di
terremoto morale per ogni personaggio e attraverso l’indagine
della sua morte, si scoprirà un personaggio pieno di vita, forse
l’unico animale che ha il coraggio di non subire collari
sociali. Solitamente i gialli si interessano agli assassini, in
questo caso molto ruota intorno alla vittima e alle ragioni del
suo istinto femminile”.
Nel portare aventi l’indagine l’agente segreto dovrà fare i
conti con un universo di umani, faine, salamandre, falchi e
animali di ogni sorta per scoprire chi è l’assassino. Tutto
questo in una Calabria all’incrocio tra le atmosfere
mediterranee e la California di Philip Marlowe, dove i palazzi
signorili si stagliano sullo stretto di Messina, gli immigrati
sudano nei campi e l’ombra della criminalità organizzata allunga
i suoi tentacoli nonostante il sole abbagliante.
“Ero un giovane studente universitario quando seppi che i
Servizi segreti svizzeri erano alla ricerca di nuove reclute
dotate di una specifica capacità: quella di comprendere il
dialetto calabrese, necessario a decifrare il contenuto di
alcune intercettazioni. Fu in quel momento che nacque nella mia
mente il protagonista di questo libro” spiega Pronestì. Il
desiderio dello scrittore “è anche quello di sottrarre la
Calabria ai cliché con cui spesso viene rappresentata”.
Appassionato di letteratura giapponese e manga, nel suo romanzo
d’esordio, Pronestì si è ispirato ai libri di Murakami, i film
di animazione di Miyazaki e i manga. “Anche nelle Baccanti di
Euripide le donne si ribellano al loro ruolo subalterno e
scappano ad allattare cuccioli di lupo e di cervo. In tutte
queste culture così come nel parlato calabrese, donne, uomini e
animali condividono storie di vita e di morte comuni a tutte le
specie. Poi, non posso nascondere il debito verso Leonardo
Sciascia e Graham Greene, autori che mi hanno insegnato come un
giallo possa trasformarsi in un testamento morale, un’inchiesta
sulla decadenza del potere e della famiglia” spiega.
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Fonte www.ansa.it 2025-06-06 17:19:26

