CORIGLIANO-ROSSANO, 24 MAG – Sono trascorsi dodici
anni dall’omicidio di Fabiana Luzzi, la 16enne accoltellata 24
volte e bruciata quando era ancora viva dal suo ex fidanzato,
Davide Morrone, non ancora maggiorenne, ma il ricordo nella
comunità di Corigliano-Rossano rimane indelebile.
Stamani, come ogni anno, cittadini, rappresentanti delle
istituzioni e soci del centro antiviolenza Fabiana Luzzi e
Mondiversi, si sono recati nel Parco comunale di Corigliano, a
lei dedicato, per deporre una composizione di fiori bianchi e
ricordare la giovane barbaramente uccisa. Sulla panchina rossa a
lei dedicata sono stati apposti diversi bigliettini a forma di
cuore con su scritto un pensiero per lei e delle scarpette di
danza, grande passione della giovane.
Presenti i genitori Mario e Rosa e le sorelle. A seguire sono
state deposte delle rose bianche sul luogo del ritrovamento del
corpo della giovane in contrada Chiubbica.
“Lo Stato – ha detto Mario Luzzi – parla sempre ma di
concreto nei confronti delle donne vittime di violenza non c’è
nulla. Condanne esemplari non se ne vedono, piuttosto ci sono
sconti di pena e permessi premio. Cosa c’è da premiare? Mi
chiedo perché una donna che è vittima di violenza da parte di un
marito o di un compagno debba andare in un rifugio e sradicare i
propri figli dalla casa dove sono nati e cresciuti mentre il
carnefice può rimanere tranquillamente nella sua casa. Non
sarebbe più opportuno mandare via lui? È tutto al contrario.
Sono le vittime ad essere perseguitate e non i carnefici. Non è
persecuzione cambiare casa, abitudini, a volte identità e magari
con il rischio di essere rintracciate ugualmente”.
“Credo che lo Stato – ha concluso Luzzi – debba convocare i
rappresentanti delle innumerevoli famiglie che hanno subito una
perdita così grande e sentire cosa provano ogni giorno dopo che
è stato loro amputato un organo vitale, sì, un figlio fa parte
di te ed è come perdere un organo. I condannati a vita siamo noi
vittime, e non i carnefici”.
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Fonte www.ansa.it 2025-05-24 14:00:09

