
La storica sentenza della Corte suprema britannica, che ha stabilito che il significato dei termini “sesso”, “uomo” e “donna” è quello di sesso biologico e non quello di sesso “certificato”, e dunque che la definizione legale di donna si basa sul dato biologico, “sarà inevitabilmente un riferimento anche per la Corte europea dei diritti dell’uomo e conseguentemente per l’Italia”. La Corte di Strasburgo, istituita in seno al Consiglio d’Europa, di cui fanno parte tra gli altri sia l’Italia sia la Gran Bretagna, “non potrà non tenerne conto se un caso analogo dovesse arrivare in quella sede”. Ne parla con l’Adnkronos Emanuele Bilotti, professore ordinario di diritto privato nell’Università Europea di Roma, che rappresenta l’Italia in un gruppo di lavoro, presso la Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato, incaricato di occuparsi del delicato problema della tutela transfrontaliera dei bambini nati a seguito del ricorso alla surrogazione di maternità.
Bilotti rimarca che la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha competenza a conoscere i ricorsi presentati per denunciare le violazioni alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo commesse dai 46 Stati che ad essa aderiscono, “quando si tratta di riconoscere se certe aspirazioni del singolo possono essere considerate diritti tutelati dalla Convenzione effettua sempre un’indagine accurata su come una certa materia è regolata negli ordinamenti degli Stati membri del Consiglio d’Europa. E dove non c’è una visione comune tra i diversi ordinamenti – spiega – riconosce agli Stati quello che chiama il ‘margine di apprezzamento’: un ambito di discrezionalità nelle modalità concrete di protezione dei diritti garantiti dalla Convenzione che è tanto più ristretto quanto più la tutela di un determinato interesse individuale è ritenuta irrinunciabile”.
Secondo il giurista, “una decisione come quella della Corte suprema…
Fonte www.adnkronos.com 2025-04-17 14:23:38

