
“C’è troppo poco De Gasperi nella nostra attuale immaginazione politica. Si, certo, i 70 anni della scomparsa, celebrati appena pochi mesi fa, hanno dato origine, oltre alle parole del capo dello Stato, a qualche buon libro (soprattutto quello di Beppe Tognon e quello di Antonio Polito), a qualche riflessione densa e pensosa, a qualche sobria celebrazione. Meno di quel che avrebbe meritato, però. E meno di quanto sia stato riservato nel corso del tempo ad altri uomini di Stato. Come se quegli altri -da Moro a Berlinguer, da Craxi a Mattei- per un verso o per l’altro avessero lasciato una traccia più profonda, o quantomeno più attuale, nella nostra collettiva intelligenza emotiva.
Eppure, è proprio De Gasperi, invece, il più attuale. E’ il suo percorso infatti, passo dopo passo, che interseca più visibilmente i dilemmi del presente, e perfino alcune delle circostanze nelle quali oggi ci dibattiamo. La drammaticità con cui si affronta il tema della difesa europea ricalca ad esempio la questione della Ced, la comunità europea di difesa a cui lo statista trentino dedicò i suoi ultimi giorni e le sue ultime ansie. C’era in lui all’epoca una sorta di disperata lucidità, quasi che vedesse con largo anticipo quel dilemma che ora ci attanaglia in modi diversi ma non troppo. Non c’è bisogno di ricordare che la sua era la causa della pace -tanto più dopo le devastazioni di una guerra che s’era conclusa da poco. Ma quella causa richiedeva per l’appunto una più stretta unità strategica difensiva tra i paesi di quella prima Europa a sei.
E se quella unità non fosse stata trovata, ammoniva i suoi contemporanei, l’intera costruzione comunitaria avrebbe potuto venire giù. Allora l’egoismo nazionale era quello francese. E l’opinione pubblica mostrava di capire più di quanto non avvenga oggi. Ma in quella estrema ansia degasperiana, a pochissimi giorni dalla sua…
Fonte www.adnkronos.com 2025-04-13 08:53:23

