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Anche in Calabria sono giorni di rincari e proteste. A Reggio si pensa al pane su

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«Siamo in guerra». Sull’orlo della crisi di nervi anche in Calabria sono i giorni delle scorte, delle proteste e della preoccupazione. Un fine settimana d’assalto ai supermercati, dal Pollino allo Stretto: in tanti hanno preferito casse e carrelli a passeggiate e scampagnate. E lunghe code anche ai benzinai, perché «non si sa mai cosa può accadere da domani con il blocco degli autotrasportatori», osserva un reggino in fila alla pompa di benzina con prezzi alle stelle.
Pasta, farina e zucchero sono i più richiesti tra gli scaffali che – chiariscono i gestori – nelle condizioni attuali non si svuoteranno. Unico prodotto razionato, finora, è l’olio di semi che alcune catene della grande distruzione limitano a due bottiglie per cliente. Segnale che qualcuno trasforma in angoscia, ad oggi razionalmente esagerata. Ma tant’è. Non è un fine settimana come gli altre, che piuttosto i giorni degli accaparramenti d’inizio pandemia.
La mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro benzina potrebbe aggravare lo scenario. Confcommercio Reggio ha riunito in assemblea i panificatori. E ne è venuta fuori una proposta: invitare i clienti a prenotare il pane per evitare sprechi e rischi di sovraproduzione. La farina di semola è aumentata del 90% e quella bianca del 40%. Balzi a doppia cifra anche per quanto riguarda lievito (+30%) e olio di semi (+60%). E a ciò va aggiunto l’aumento dell’energia elettrica e del gas, che si trasformare nel salasso bollette, oltre che dei costi dei carburanti per la distribuzione del prodotto.

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Fonte calabria.gazzettadelsud.it 2022-03-14 02:30:32

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